Usipe Tpl: disagi e tagli al servizio trasporto pubblico

“La privatizzazione del trasporto in Campania porterebbe un taglio di 2mila unità sulle 17 mila che attualmente operano nel comparto”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NapoliToday

Trasporti, sarà un semestre ancora piu duro quello dei Trasporti pubblici. Meno autobus in strada, tempi di attesa più lunghi, disagi triplicati per i viaggiatori. Colpa dell´austerity imposta dal governo prima, da Regione, Provincia e Comune poi. I tagli riguarderanno anche il Ctp, l'azienda partecipata della Provincia, con una certa flessione del 30 per cento dei chilometri di percorrenza abituali. Il piano trasporti cittadino sottolineano dall'USIPE Tpl subirà un taglio sostanziale totalmente a carico degli utenti/contribuenti e dei lavoratori.

La riduzione dei trasferimenti messi in atto dal governo Monti riguarderà il ridimensionamento delle risorse statali di riflesso regionale: nell'anno in corso - continua la nota USIPE Tpl - la Regione ha perso il 40 per cento dei fondi rispetto al 2011, passando da un contributo di 286 a 174 milioni di euro (decurtazione netta di 144 milioni). Nel 2013 le aziende del trasporto pubblico campano, circa 140 tra realtà pubbliche e private, perderanno altri 50 milioni di euro. Di privati interessati a entrare nella gestione del trasporto pubblico locale, soprattutto su ferro, in Campania si parla da tempo e i nomi che circolano con maggiore insistenza sono quelli dei proprietari della società Nuovo Trasporto Viaggiatori (Ntv), Luca Cordero di Montezemolo (nella foto), Diego Della Valle e Gianni Punzo. Quest'ultimo, numero uno del gruppo Cis Interporto Campano, già gestisce l'attività di manutenzione dei treni dell'alta velocità di Ntv presso le officine di Nola.

La privatizzazione del trasporto pubblico locale - conclude il sindacato USIPE Tpl - , però, è destinata a provocare tagli occupazionali piuttosto consistenti: si parla, in Campania, di almeno duemila unità solo nella prima fase. Forse proprio per questo motivo le Regioni hanno chiesto di rinviare l'entrata in vigore della liberalizzazione in questo settore. Nessuno, infatti, vuole accollarsi la responsabilità di nuovi oneri sociali.

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