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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca Secondigliano

Clan Licciardi, ucciso e sciolto nell'acido perché amante della moglie del boss: tre arresti

Il cadavere di Salvatore "Totoriello" venne fatto sparire con l'aiuto del clan Polverino-Simioli

Questa mattina i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere, emesso dal GIP di Napoli su richiesta della DDA nei confronti di 3 soggetti accusati di associazione mafiosa, estorsione, omicidio e detenzione e porto d’arma da fuoco in concorso, reati aggravati dalla finalità di agevolare il clan Licciardi e l’Alleanza di Secondigliano.

L’indagine, sviluppata tra il gennaio del 2022 e febbraio del 2023, ha permesso di documentare l’operatività del clan Licciardi nel 2013 e il coinvolgimento degli indagati, nell’esecuzione dell’omicidio di Salvatore Esposito detto Totoriello, scomparso il 27 settembre del 2013. Le investigazioni, hanno permesso di ricostruire il movente, individuato nella punizione d’onore, per la relazione della vittima con la moglie di un appartenente alla famiglia Licciardi all’epoca detenuto.

Ucciso e scioto nell'acido

La vittima venne attirata in una zona impervia e boschiva a Chiaiano, all’interno di una vasta area in cui risultano presenti numerose cave di tufo abbandonate, dove con la partecipazione di elementi di vertice del clan Polverino-Simioli di Marano, venne uccisa con alcuni colpi d’arma da fuoco. Successivamente, il cadavere della vittima venne sciolto nell'acido da parte degli affiliati del clan costola dello storico clan Nuvoletta, utilizzando tecniche, evidentemente apprese in precedenza da uomini di Cosa Nostra Palermitana.

Nel 1984, infatti, come spiegano gli investigatori, in ausilio a Nuvoletta Lorenzo, deceduto, all’epoca vertice dell’omonimo clan e affiliato a Cosa Nostra, alcuni esponenti siciliani, parteciparono, sia per scelte di strategia mafiosa che come specialisti della tecnica di occultamento dei cadaveri per scioglimento nell’acido, al quintuplice omicidio ai danni di Vastarella Vittorio, Vastarella Luigi, Salvi Gennaro, Di Costanzo Gaetano e Mauriello Antonio avvenuto a Marano di Napoli il 19 settembre dello stesso anno.

Per quest’ultimo delitto, inserito nella contrapposizione armata tra le famiglie Gionta-Nuvoletta e Alfieri-Bardellino, nel 2008 veniva condannato in via definitiva, quale mandante, Riina Salvatore.

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