Truffe online, sequestrati a Napoli beni per oltre 250mila euro

La Polizia Municipale di Napoli ha effettuato perquisizioni nelle abitazioni e nelle attività commerciali di tre persone, tutte indagate per una lunga serie di truffe utilizzando la rete internet

La Polizia Municipale di Napoli, in seguito ad una articolata attività di investigazione sviluppata su tutto il territorio nazionale, è intervenuta
con personale della Unità Operativa Polizia Investigativa Centrale, unitamente alla Unità Centrale di Polizia Giudiziaria delegata dalla Procura di Milano, per eseguire perquisizioni domiciliari degli indagati.

Gli agenti hanno effettuato perquisizioni nelle abitazioni e nelle attività commerciali di tre persone, tutte indagate per una lunga serie di truffe utilizzando la rete internet. Si tratta di giovani tra i 20 e i 30 anni.

In seguito alle perquisizioni, effettuate nella zona del Rione Sanità e nel quartiere San Carlo all’Arena, sono stati rinvenuti 153.000 euro in contanti, 5 orologi da polso di marca Rolex, 3 bracciali con diamanti marca Cartier, un orologio da polso di marca Tudor, computer portatili e smartphone di ultima generazione e un motoveicolo Honda, per un valore complessivo di oltre 250.000 euro.

Il tutto, ritenuto provento delle attività illecite, è stato posto sotto sequestro e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria delegante.

Truffe con finte case all'asta, l'indagine

Le indagini sono partite a Milano dopo quattro denunce per truffa. Altrettante persone, l'anno scorso, avevano infatti raccontato di essere state raggirate mentre tentavano di acquistare case a Milano e Roma attraverso aste giudiziarie. Il minimo comune denominatore era che tutti gli annunci, completi degli immobili e documentazione (anche questa contraffatta), erano riconducibili a studi legali inesistenti. Le vittime, attratte dalla possibilità di acquistare immobili a prezzi vantaggiosi, avevano versato anticipi sui conti correnti dei finti professionisti che dopo aver ricevuto il denaro erano scomparsi cancellando le pagine web.

Gli inquirenti hanno seguito il flusso di denaro, di circa 2milioni di euro, fino a raggiungere i tre ragazzi.CHe nel frattempo pare abbiano ripulito la somma trasformandola in bitcoin.

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