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Venerdì, 14 Giugno 2024
Cronaca Barra

Auto e carburanti, Barra al centro di maxi truffe per quasi 3 milioni: 67 indagati

Telefonate deviate, assegni falsificati, annunci di vendita di beni di lusso "specchio". La scoperta su quanto messo in piedi da tre bande con complicità camorristiche

Truffe complesse e portate a termine mediante l'aiuto della tecnologia, avvenute in Italia ed in mezza Europa, tutte con un minimo comune denominatore: il quartiere napoletano di Barra. Era la periferia Est partenopea, infatti, il punto di riferimento di tre associazioni a delinquere cui secondo gli inquirenti appartengono i 67 indagati dell'inchiesta che va ormai avanti dal 2018. Di questi, 46 sono in carcere, 13 agli arresti domiciliari, 8 sono a piede libero. Alcuni sarebbero contigui a clan della camorra.

La truffa

Ma come funzionava la truffa? Il meccanismo del raggiro era complesso quanto ingegnoso. In breve: veniva venduto fittiziamente un bene di lusso, con la singolare caratteristica di essere realmente in vendita.
Ad esempio i truffatori contattavano il proprietario di un'auto di lusso in vendita su siti specializzati. Si facevano inviare via WhatsApp foto, anche di documenti come il libretto di circolazione. Immediatamente pubblicavano quindi un "annuncio specchio" ma fittizio, e fattosi avanti un potenziale acquirente gli chiedevano di inviare una foto dell’assegno circolare che questi avrebbe usato per pagare.

Falsificato l'assegno in foto, i truffatori lo incassavano o utilizzavano per un'ulteriore truffa, cioè per comprare auto, orologi di lusso, oppure vino e salumi pregiati. Assegni e vaglia postali contraffatti venivano anche usati per comprare all’estero olii industriali da mescolare al gasolio, così da truffare anche gli automobilisti.

La telefonata "deviata" all'istituto di credito

Naturalmente le vittime facevano controllare questi assegni alle proprie banche, ma la banda aveva pensato anche a questo: uno degli indagati, grazie ad un'apparecchiatura in suo possesso, deviava la telefonata al suo telefono la chiamata della banca verso l’istituto di credito che "aveva emesso" l’assegno. Fingendo questo fosse regolare.

L'inchiesta

Le indagini sono partite oramai 4 anni fa, quando nel marzo del 2018 si rivolse ai carabinieri di Genova un uomo che aveva messo in vendita su un sito una Porsche dal valore di quasi 80mila euro. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati beni immobili, titoli di Stato e postali, nonché aziende (distributori di benzina) per 2 milioni e 700 mila euro. Oltre che un appartamento adibito a stamperia, apparecchi per la stampa professionale di banconote, documenti, gratta e vinci.

Le prime notizie sull'inchiesta

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