Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Nella tomba al cimitero non c'è la loro bambina: nessun risarcimento

La terribile vicenda di una coppia puteolana si è conclusa con una sentenza beffa in Corte d'Appello

Immagine d'archivio

Nessun risarcimento. Sergio e Anna, una coppia di Pozzuoli, si sono visti respinta la loro richiesta dall'ottava sezione civile della Corte di Appello di Napoli. Avevano intentato causa al cimitero di Pozzuoli, che nel 2003 smarrì la salma della loro figlioletta.
La loro incredibile e tragica vicenda inizia nel 2003, quando la piccola nata prematura si spegne poco dopo il parto. Il corpicino viene seppellito – o almeno questo è ciò che credono i genitori – sotto la croce 57, ed è lì che loro vanno diverse volte a pregare e portare fiori. Finché non trovano lì a pregare un'altra madre, che piange però un'altra piccola morta anch'essa poco dopo il parto.

L'inchiesta della magistratura partita subito dopo stabilì che alla croce 57 c'era il cadavere di quest'altra piccola, e non le spoglie della figlia di Sergio e Anna. Che nel frattempo erano sparite.

Ma i giudici in primo grado, e adesso a distanza di 18 anni anche in appello, hanno stabilito che la coppia puteolana non ha diritto ad alcun risarcimento. Secondo i giudici non importa che il proprio figlio non sia nella tomba che si stava curando, perché – riporta Il Tempo – "il sentimento di pietà per i defunti, inteso quale diritto soggettivo degli attori ad esercitare il culto dei propri morti, non è di necessità automaticamente leso in vicende come quella in esame. I genitori infatti potrebbero sempre continuare a praticare i riti tipici del culto dei defunti, contraddistinto da una spiritualità che si esprime in larga parte in preghiere, ricordi, pensieri, commozioni. Detti sentimenti non di necessità debbono mutare sol perché non vi è l'assoluta certezza che nella fossa contrassegnata dal n. 57 o in area cimiteriale vicina a quella fossa vi siano i resti del feto, comunque destinato a rapidissima distruzione per consunzione". Inoltre la Corte d'Appello ha condannto i due a pagare 9mila e 500 euro di spese legali al Comune di Pozzuoli e il 15% per "rimborso spese forfettarie".

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