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«Il boss giocò a calcio con la testa del morto». Il racconto della faida di Scampia

Parla il pentito Gennaro Notturno che spiega l'inizio della faida che sconvolse Napoli

È una ferita ancora aperta a Napoli dopo oltre dieci anni. La faida di Scampia è stata la peggior guerra di camorra, dopo quella tra la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo e la confederazione della Nuova famiglia, a dodici anni di distanza emergono dettagli raccapriccianti. A raccontarli è un neo-pentito di camorra, Gennaro Notturno, uno degli uomini di punta degli “scissionisti” da poco diventato collaboratore di giustizia. Stralci dei suoi verbali sono stati pubblicati da Fabio Postiglione sul “Corriere del Mezzogiorno” e raccontano l'ennesima storia agghiacciante di quei mesi.

La testa di Antonio Ruggiero venne tagliata con un seghetto a Varcaturo e poi venne usata come pallone da calcio dal boss. Quando si girò verso alcuni affiliati ridendo, li vide che vomitavano. «Questa è la guerra. Siete pronti?» li ammonì dando inizio alla faida. Era il 21 gennaio 2005. Da quel momento una vera e propria escalation colpì la periferia napoletana facendola diventare un simbolo del crimine nell'immaginario collettivo mondiale.  

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