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“Se ne abbiamo? Parliamone da vicino...”: caos test Covid venduti in farmacia

Sarebbero acquistabili - secondo il Governo - solo da clienti "non profani", eppure sono molti a venderne

"Sì ne abbiamo, ma non potremmo venderli. Parliamone da vicino...". È la risposta che ci hanno fornito al telefono numerosi farmacisti, da ogni angolo della città, alla richiesta di test Covid disponibili.

Non è un mistero che molti in vista delle Festività, per non mettere a repentaglio la salute dei familiari, stiano provando in questi giorni a testarsi per il Coronavirus. Al di là però delle farmacie che – in virtù di un accordo con la Regione – hanno chiamato professionisti a sottoporre clienti in loco o a domicilio a tampone antigenico previa prenotazione, non ci sono ufficialmente altre modalità per autotestarsi. Insomma, sgomberando il campo da ogni ambiguità: i test in farmacia non potrebbero essere venduti, almeno non a cittadini “comuni”.

VIDEO - Le testimonianze telefoniche: "Parliamone da vicino..."

Sono due le ragioni per cui i test non sono vendibili – ci spiega un farmacista – la prima è una questione di manualità. Non tutti sono capaci di autosomministrarsi un test. Potrebbero presentarsi falsi negativi, col sierologico ma ancor di più col relativamente più complesso antigenico, che è un tampone nasale”. La seconda è però ancora più importante. “Gli screening hanno senso se in caso di positività si parte col tracking dei contatti. Ma testarsi in privato non dà alcuna garanzia che i positivi comunichino il loro stato all'autorità sanitaria”.

Eppure, su di un campione relativamente rappresentativo di farmacie cittadine da noi interpellate telefonicamente, non sono poche quelle che hanno dichiarato di avere i test disponibili alla vendita, sia sierologici che antigenici. Qualche esercente è stato esplicito e non si è posto alcun problema fornendoci anche dettagli sui prezzi (in genere dai 20 ai 30 euro), qualcun altro ha mostrato delle minime remore (“non potremmo...”, oppure “non ne abbiamo, ma se viene in farmacia...”), qualcuno ha invece spiegato chiaramente la situazione: “Dovrebbero essere effettuati da operatori esperti, non sarebbero vendibili indiscriminatamente a chiunque”. Però tra il dire e il fare c'è di mezzo il condizionale: non sarebbero vendibili, però lo sono.

Federfarma ci ha ulteriormente chiarito la vicenda: per legge le farmacie in tutta Italia non possono vendere test rapidi a meno che ad acquistarli non siano clienti “non profani”. Una terminologia usata dal legislatore (il Governo) però evidentemente vaga, e che sta prestando il fianco alle “larghe” interpretazioni di molti esercenti. Che peraltro, non essendo pubblici ufficiali, non possono pretendere dai loro clienti chissà quali informazioni sulle loro abilità infermieristiche.

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