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Domenica, 23 Giugno 2024
Cronaca Pozzuoli

Campi Flegrei, il geologo Mastrolorenzo: "Non siamo pronti a un'evacuazione improvvisa"

Il vulcanologo è primo ricercatore dell'Osservatorio vesuviano: "Non sappiamo a quale magnitudo potranno reggere gli edifici, a 5 lo scenario potrebbe essere molto critico"

"La scossa di 4.4 è la più forte nei Campi Flegrei da quando esistono le misurazioni. Non credo che saremmo pronti ad affrontare una escalation sismica o vulcanica. Non sappiamo neanche quanto potranno resistere gli edifici". Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo e primo ricercatore dell'Osservatorio vesuviano, avanza dubbi e domande sulle contromisure che le istituzioni stanno adottando e hanno adottato negli ultimi anni, per prevenire i danni del bradisismo. 

mastrolorenzoLa popolazione dei Campi Flegrei vive nella paura dal pomeriggio del 20 maggio, da quando è cominciato uno sciame sismico che ha prodotto oltre 160 scosse, tra cui quella di magnitudo 4.4 che ha portato migliaia di cittadini a lasciare le proprie case e dormire in automobile. 

Cosa sta succedendo

L'esperto ha provato a spiegare che cosa sta succedendo in queste ore: "Non è una sorpresa per gli addetti ai lavori, è il bradisismo. Il suolo si deforma, sollecita le rocce, le faglie si attivano e si generano i terremoti. Però dobbiamo anche dire che la scossa di 4.4 è la più forte registrata da quando ci sono i sismografi. Quando parliamo di magnitudo la differenza tra 4.2 e 4.4 non è poca cosa. Basti pensare che ogni grado in più rilascia un'energia circa 32 volte maggiore". 

Sul perché tutto ciò stia accadendo ora si possono avanzare solo ipotesi: "Si potrebbe pensare che sia legato all'aumento del tasso di sollevamento. Nei mesi scorsi ci eravamo attestati sui 10 millimetri al mese, adesso siamo intorno ai 20 millimetri. Il numero di 150 scosse non è anomalo, ma è critico il confronto con gli anni precedenti perché prima le fasi bradisismiche duravano un paio di anni. Quella attuale, invece, dura da 19 anni". 

Paura giustificata

La fuga dalle case rappresenta una reazione esagerata? Secondo il vulcanologo no: "Le persone hanno ragione, la maggior parte degli edifici di Pozzuoli e Bagnoli non sono antisismici, hanno subito già migliaia di scosse e non sappiamo qual è il limite di resistenza prima che crollino. Il rischio c'è, per questo motivo le istituzioni dovrebbero trovare nell'immediato un'alternativa abitativa a chi non vuole rientrare nella propria casa. I danni ci sono già stati e alcuni palazzi sono stati evacuati anche se parliamo di magnitudo modeste. Ciò avviene perché l'ipocentro di questi eventi è superficiale".

Terremoti di maggiore forza non possono essere esclusi, ma neanche previsti: "Quello che sappiamo, però, è che arrivare a 5 rappresenterebbe uno scenario molto critico per le condizioni in cui versano gli edifici". Nelle ultime settimane i comitati cittadini si sono anche posti la domanda se proseguire con la ricostruzione di Bagnoli in zona rossa non sia pericoloso: "Lo è senza dubbio - afferma Mastrolorenzo - In queste zona bisognerebbe imporre la inedificabilità".

Rischio vulcanico o sismico

Per i non addetti ai lavori distinguere tra bradisismo e rischio vulcanico non è semplice. Spesso, non lo è neanche per gli esperti: "Ricordando che terremoti ed eruzioni non si possono prevedere, quello che si può sostenere è che gli episodi attuali potrebbero essere anche il preludio a un fenomeno eruttivo. Rischio vulcanico e rischio sismico si affrontano in modi diversi. I terremoti necessitano di un adeguamento anti-sismico dei palazzi. Per il rischio vulcanico, invece, è fondamentale avere piani di evacuazione adeguati". Secondo Mastrolorenzo, gli attuali piani non garantirebbero la sicurezza dei cittadini: "Sono basati su proiezioni ottimistiche e questo non va bene. I piani dovrebbero essere slegati da modelli scientifici perché la storia ci dice che solo nel 20 per cento dei casi questi modelli si sono verificati. Bisognerebbe avere piani in grado di evacuare ad almeno 20 chilometri di distanza il più alto numero di persone nel più breve tempo possibile, anche durante un eruzione".  

Per quanto detto dal geologo, il tema delle vie di fuga adeguate è di vitale importanza: "Le attuali strade potrebbero anche essere sufficienti, ma quello che manca è la verifica sul campo e un controllo durante i fenomeni che impediscano blocchi e ingorghi". 

Non siamo pronti

La domanda delle domande è sempre la stessa: siamo pronti ad affrontare una eventuale escalation? "In base agli elementi in nostro possesso direi di no. - conclude Mastrolorenzo - Oltre a trovare alternative per chi oggi ha lasciato la propria casa, la cosa urgente da fare è ragionare sul passaggio da un livello di allerta giallo a uno arancione, che prevede un'evacuazione spontanea delle popolazione. Questo perché, se dovesse verificarsi un evento catastrofico potremmo non avere a disposizione quelle 72 ore necessarie per svuotare l'area della caldera". 

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