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Tassisti sul piede di guerra: "Ormai siamo alla fame"

Tra le categorie più colpite dall'emergenza sanitaria: "Non lavoriamo da febbraio. Oggi, usciamo per 10 euro al giorno. O le istituzioni ci aiutano, oppure torneremo in sciopero"

 

Ufficialmente, lockdown e zone rosse non li hanno mai fermati, in realtà sono fermi da fine febbraio. I tassisti si sentono tra le categorie più penalizzate dall'inizio dell'emergenza sanitaria. Una crisi dettata anche dal fatto che per loro i ristori sono stati scarsi: "Non hanno chiuso il settore, ma ci hanno tolto la materia prima: cittadini e turisti". 

La tensione all'interno dei tassisti partenopei cresce giorno dopo giorno. "Esco per lavorare e torno a casa con 10, 20 euro. A volte con nulla" spiega Pasquale. Per verificare che il lavoro non c'è basta appostarsi per qualche ore allo stazionamento di piazza Garibaldi, dopo decine di vetture sono ferme in attesa di una chiamata che non arriva". 

"A Napoli, i tassisti sono 2.400 - afferma Rosario Gallucci, segretario di Orsa taxi - A parte un piccolo aiuto durante la prima ondata, la Regione ha dimenticato questa categoria. A questo, aggiungiamo un'amministrazione comunale assente. Come se non bastasse, le partite iva pagheranno in tasse quello che hanno avuto sotto forma di aiuto economico. Forse, le istituzioni non si rendono conto che queste persone non riescono più a sfamare le famiglie. E con la fame non si scherza". 

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