La denuncia: “Chiusa in isolamento in condizioni pietose al Maresca in attesa del tampone” (VIDEO)

La storia di Adriana, una ragazza di rientro dalla Sardegna che si è presentata all'ospedale di Torre del Greco dopo che alcuni suoi amici sono risultati positivi

È stata protagonista di una brutta “disavventura” di ritorno dalla Sardegna. Una degenza di circa 20 ore per ottenere un tampone in condizioni critiche all'ospedale Maresca. A raccontarlo è Adriana una giovane di Portici di rientro da una vacanza sull'isola al centro della cronaca nazionale per i diversi casi di Coronavirus scoperti nelle ultime ore. Tutto comincia proprio con il suo rientro in città. Nelle ore successive al ritorno, viene a conoscenza del fatto che alcuni suoi compagni di viaggio sono risultati positivi al tampone. Immediatamente prova a mettersi in contatto con l'Asl e la protezione civile locale ma non riesce a ottenere le informazioni utili per sapere come comportarsi. Trova un indirizzo mail che però risulta sbagliato e nemmeno il suo medico curante può aiutarla perché in ferie. Allora decide di fare una scelta che va contro il protocollo raccomandato dall'Unità di crisi della Regione Campania ma che ha sortito effetto nel caso di un'amica e compagna di viaggio: recarsi all'ospedale Maresca di Torre del Greco. Si tratta del nosocomio più vicino alla sua abitazione che il giorno prima sa di aver preso in carico la richiesta dell'amica risolvendo la questione tampone in poche ore. 

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L'arrivo al Maresca

Quando arriva all'ospedale corallino l'accoglienza è di emergenza. La procedura prevista non è quella che ha seguito e la sua scelta, nel caso fosse positiva, potrebbe mettere a rischio il personale e gli altri pazienti. Viene immediatamente isolata e posta in un'area dell'ospedale che non sembra essere utilizzata se non per l'effettuazione di alcune analisi. Sono le 19 del 25 agosto e le viene detto di aspettare nella sala. All'ingresso ha firmato una liberatoria nella quale chiede di essere ricoverata proprio come sospetto caso Covid per ottenere il tampone. Adriana non vuole rientrare nella sua abitazione per non mettere a rischio suo padre. Le viene anche specificato che non possono fare una previsione su quando le verrà effettuato l'esame. Lei, basandosi sull'esperienza dell'amica, accetta comunque di rimanere nella struttura in isolamento, contando anche sul fatto che, nel caso dovesse aggravarsi la sua condizione clinica, sarebbe sotto il controllo dello staff sanitario. È in questo momento che comincia la sua disavventura. La giovane viene chiusa in un'area formata da due stanze: una sala d'attesa e una stanza vera e propria. All'interno non ci sono letti ma solo una barella dove vengono effettuati degli esami clinici. C'è anche una scrivania dove c'è materiale sanitario già utilizzato e rifiuti speciali, come camici e siringhe, che lei sospetta possono essere stati utilizzati in caso di analisi di altri pazienti Covid. Il bagno che ha a disposizione non ha la carta igienica e non c'è acqua o cibo per cena. 

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La protesta e le dimissioni 

Arriva la sera e la sua condizione resta invariata. Lei trascorre la notte nella stanza in condizioni precarie sperando che la situazione si sblocchi la mattina successiva. Uno spiraglio sembra aprirsi nel momento in cui alle sette del mattino arrivano i medici a effettuarle il tampone. Non sanno però dirle quanto altro tempo dovrà restare in isolamento. In quel momento Adriana viene presa dalla disperazione. Dopo altre ore di attesa comincia a chiedere aiuto. Vuole almeno la carta igienica per il bagno e comincia a girare video che testimoniano la condizione in cui si trova. Si affaccia anche dalla finestra del bagno da dove comincia a chiedere aiuto. Così le arriva la carta e la prima assistenza. Allo scoccare della 20esima ora di isolamento riesce a uscire dalla stanza. Sul posto è accorso anche il padre per chiedere spiegazioni. I medici le fanno firmare un foglio di dimissioni con la prescrizione di rimanere in isolamento fiduciario nella sua abitazione fino alla comunicazione dell'esito del tampone. Al momento però lei non sa come e quando le verrà comunicato. La sua versione dei fatti al momento non ha alcuna replica ufficiale da parte della Asl Napoli 3 Sud. I video nei quali denuncia la sua disavventura stanno ricevendo decine di condivisioni sui social. L'azienda sta svolgendo i necessari accertamenti interni e si riserva di fornire la propria versione dei fatti all'esito degli stessi. 

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