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Suicidio sospetto in carcere, il fratello: "E' stato ammazzato"

Diego Cinque, 29 anni, è stato trovato impiccato nella sua cella, a Poggioreale, il 16 ottobre 2018. La famiglia ha nominato un proprio medico legale che nella sua relazione ha riscontrato diversi elementi che porterebbero a sospettare di un omicidio. La direzione del Carcere: "Indagine in atto"

 

Diego Cinque, 29 anni, è soltanto uno dei tanti casi di suicidio che si verificano all’interno del carcere di Poggioreale. Quando alle 8.20 del 16 ottobre 2018, viene ritrovato impiccato nel bagno della sua cella, tutti sono convinti che si sia ucciso da solo. E anche il medico legale avalla questa ipotesi. Ma la versione non convince il fratello Cristian e la sua famiglia.

"Appena ho visto il cadavere - racconta Cristian - ho avuto l'impressione che mi volesse comunicare che non si era ucciso. Il suo corpo era contratto, come se avesse preso parte a una colluttazione, come se avesse fatto resistenza. Abbiamo nominato un nostro medico legale e i dettagli che portano a pensare che non si tratti di suicidio sono molti"

Infatti, nelle sue conclusioni, il consulente della famiglia Cinque afferma che "...una serena e approfondita analisi della lesività riscontrata non consente di escludere l’azione di terzi nel determinismo o nell’attuazione della sospensione del cadavere del Sig. Cinque Diego". In parole comuni, esiste la possibilità che qualcuno lo abbia impiccato dopo la morte. 

Sfogliando la relazione del medico, sebbene si concordi che il detenuto sia morto in seguito a "una asfissia meccanica violenta", è possibile trovare dettagli che insinuano più di un sospetto. In primo luogo, i segni trovati sul collo di Diego non sono compatibili con un'impiccagione; non si notano "...lividure cadaveriche localizzate agli arti, con disposizione “a guanto” e “a calza”, tipiche del decesso mediante impiccamento". Ancora, si legge dal documento che "...l’assenza di creste o punteggiature emorragiche...depone per una produzione post-mortem del solco di compressione rostrale all’osso ioide". Come se non bastasse, sul corpo del deceduto ci sono lesioni che fanno pensare a una forza traente da dietro, cioè come se qualcuno lo avesse afferrato alle spalle.  

"Nel referto che ci hanno mostrato - prosegue Cristian - viene specificato che Diego si sarebbe appeso con un laccio di scarpe. Innanzitutto, questo laccio non è mai arrivato all'obitorio; in secondo luogo, mi dovrebbero spiegare come un ragazzo alto quasi 190 centimetri e pesante 100 chili possa impiccarsi con un laccio". 

Ma volendo accogliere i dubbi della famiglia, perché qualcuno avrebbe voluto uccidere il 29enne: "Mio fratello era in carcere per rapina. Non apparteneva a nessun clan, è stato sempre un cane sciolto. Io credo che stesse organizzando qualcosa in carcere e che si sia fatto dei nemici". 

Accertamenti in atto

Napolitoday ha segnalato la vicenda anche al Garante per i detenuti della Campania Samuele Ciambriello: "Ho visionato i documenti e mi pare chiaro che l'ipotesi dell'omicidio non si possa escludere. Ho inviato una richiesta di informazioni alla direttrice del carcere di Poggioreale, ma mi è stato risposto che, essendoci un'indagine in corso non posso rilasciare dichiarazioni. Almeno, abbiamo avuto la notizia che ci sono accertamenti in atto".

Diego Cinque non aveva mai dato segni di cedimento psicologico: "Io e mio fratello ci sentivamo spesso - spiega Cristian - anche se non è consentito, Diego aveva in cella un cellulare con cui comunicavamo. Non era proprio il tipo da ammazzarsi. Sarebbe uscito nel 2023 e con una bimba che ha poco più di un anno non avrebbe mai compiuto un gesto del genere". 

Non sarebbe il primo suicidio sospetto nella casa circondariale napoletana, almeno a sentire il presidente dell'Associazione ex detenuti Pietro Ioia: "Conosco questo caso particolare, ma come in altre circostanze siamo di fronte a un detenuto che parlava regolarmente con la famiglia e che progettava il futuro. E' strano, poi, uccidersi dopo pochi giorni".

Soltanto in Campania e soltanto nel 2019, sono stati 40 i tentati suicidi, cinque i suicidi riusciti: "Se non c'è stata ancora una strage è grazie all'intervento di qualche agente di polizia penitenziaria o di compagni di cella - afferma Ciambriello - Gli assistenti sociali e gli psicologi sono troppo pochi e hanno pochi minuti per parlare coi detenuti. Ci sono carceri, come Poggioreale, che sono iperaffollate. Condizioni che rendono difficile sia la tenuta psichica di chi è in carcere, sia il lavoro di chi deve capire che cosa succede in casi come questo". 

La battaglia di Cristian per conoscere la verità sul fratello continua: "Non ce la faccio a vivere così. E' passato quasi un anno e non ci hanno fatto sapere nulla. Su Diego è stata fatta una barbarie. Lui ha sbagliato e stava pagando il suo debito, non è giusto che abbia dovuto subire tutto ciò. Non mi fermerò mai, ho bisogno di sapere come è andata". 

(Alcune immagini utilizzate nel video non ritraggono gli interni del Carcere di Poggioreale, ma di altre strutture penitenziarie napoletane)

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