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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Stupro in Circum, la Camera penale: “Di Maio è a caccia di voti”

Gli avvocati di Napoli si schierano con i giudici del Tribunale del Riesame e con i loro colleghi che difendono gli indagati

Sulla scarcerazione dei due - su tre - ragazzi arrestati per lo stupro nella Circumvesuviana non si spengono le polemiche. Ad accenderle questa volta è la Giunta della Camera Penale di Napoli che interviene con una nota per commentare le dichiarazioni del vice premier Luigi di Maio sull'argomento. La Camera penale 
"denuncia ancora una volta l’inaccettabile comportamento di autorevoli esponenti del governo che, attraverso il ricorso a messaggi avulsi da ogni considerazione articolata e destinati a raggiungere il più vasto numero di cittadini, in un clima di perenne campagna elettorale e di facile caccia al voto, denota un irresponsabile uso della giustizia quale strumento di creazione del consenso”.

Le parole di Di Maio 

L'attacco della Camera penale

Pietra dello 'scandalo' è il post pubblicato ieri dal ministro Luigi Di Maio, sulla sua pagina Facebook, con il quale, aggiunge la Camera penale partenopea, “ha duramente attaccato la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli di scarcerare un altro dei sospettati di aver perpetrato una violenza sessuale in un ascensore della Circumvesuviana – le cui motivazioni, peraltro, non sono ancora note – ‘colpevole’ unicamente di non aver assecondato l’ansia colpevolista di parte dell’opinione pubblica, formulando sconcertanti affermazioni con le quali definisce delinquenti cittadini italiani che la nostra Costituzione impone di considerare non colpevoli e nei cui confronti non esiste neanche una provvisoria affermazione di responsabilità, invocando addirittura il carcere quale unico luogo dal quale poter esercitare il diritto di difesa per chi sia accusato di reati sessuali”.

“La Camera penale di Napoli, nell’esprimere piena solidarietà ai magistrati del Tribunale del Riesame di Napoli ed ai colleghi, stigmatizza ancora una volta comportamenti che paiono dimentichi dei più elementari principi di civiltà giuridica posti a presidio dei diritti di libertà dei cittadini, del diritto di difesa e del doveroso rispetto da osservarsi nei confronti della giurisdizione; e che, inoltre, contribuiscono a creare un clima sociale di forte tensione nel Paese, e ad ingenerare un diffuso sentimento di sfiducia nella Giustizia e nelle decisioni della Magistratura, oltre ad una generale insofferenza nei confronti dell’esercizio delle prerogative difensive”.

La lettera della vittima 

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