L'odissea di Sabato e della sua famiglia: dalla ricerca di una bombola d'ossigeno al posto in ospedale

Il racconto del figlio Antonio. Il padre è in condizioni disperate al Cotugno. Le ore d'attesa e le scelte mediche ne hanno pregiudicato le condizioni

La storia di Sabato Palmentieri è la storia di centinaia di persone in Campania. Di famiglie disperate alla ricerca di una bombola d'ossigeno o di un posto in ospedale. Il suo calvario è cominciato ai primi di novembre, quando ha scoperto di essere positivo al Covid. I primi giorni della malattia, come spesso accade, gli avevano lasciato la speranza che potesse proseguire senza sintomi importanti. Poi è arrivato il 10 novembre e con esso la paura. Improvvisamente ha sentito l'aria venire meno e misurando la saturazione ha scoperto che era passata da 96 dei giorni precedenti a 87. Immediatamente ha avvisato il figlio Antonio che si è precipitato giù a Napoli da Milano dove lavora per assistere il padre. Con il passare delle ore le condizioni di Sabato sono peggiorate vertiginosamente. La sua fame d'aria è cominciata a crescere facendo rendere conto il figlio che l'ossigeno che aveva a disposizione gli sarebbe bastato per poche ore. Così comincia la ricerca disperata di bombole d'ossigeno.

il NO dei rivenditori ufficiali di bombole. LINDE (a Caivano)-2

La ricerca delle bombole d'ossigeno

Antonio si rivolge alla Linde, l'azienda di Caivano che produce le bombole. Arrivato sul posto chiede loro di ricaricare la bombola o di comprarne una nuova ma gli dicono che a causa del Covid la vendita al dettaglio è sospesa. Così comincia il giro delle farmacie che però gli danno tutti la stessa risposta: le bombole non ci sono nonostante ci siano già diverse prenotazioni. Allora ad Antonio viene l'idea di pubblicare un post-appello su Facebook con il quale chiedere aiuto agli utenti. In meno di due ore riesce a recuperare 16 bombole d'ossigeno grazie al passaparola in rete. Ne prende cinque per suo padre, deve cambiarne una ogni quattro ore, e poi le restanti le fa arrivare ad altre persone che ne avevano bisogno. Il giorno dopo, però, il 12 novembre la situazione non migliora. Il medico di famiglia fa arrivare nell'abitazione di Sabato un'unita Usca. Fino a quel momento l'uomo aveva seguito il protocollo Covid che prevedeva la somministrazione di tre farmaci: Deltacortene, Tiklid e Zitromax. I medici dell'Usca però decidono di sospenderli e di prescrivere solo l'assunzione di vitamine all'uomo. Una scelta drammatica visto che durante la notte le condizioni di Sabato peggiorano vertiginosamente. Il Covid sta attaccando i polmoni e le sue capacità respiratorie sono gravemente compromesse. Immediatamente Antonio chiama un'ambulanza del 118 per portare il padre in ospedale.

le prime 2 bombole trovate grazie all'aiuto del web-2

La corsa in ospedale e l'odissea del posto 

Alle sette del mattino comincia un'altra odissea, quella della ricerca di un posto letto libero. La prima tappa è l'ospedale di Acerra, Villa dei Fiori. Dopo un'attesa lunga diverse ore, Antonio prova a cercare posto in altri ospedali. Ne trova uno a Casoria ma l'ambulanza non può muoversi dal posto dove è stato portato il malato. Allora la famiglia decide di affittare un'ambulanza privata per spostare il padre. Nel momento in cui arrivano a Casoria, però, la doccia fredda. L'ospedale non può accogliere un'ambulanza privata. A quel punto si libera un posto all'ospedale del Mare ma una volta arrivati sul posto viene loro comunicato che i posti sono finiti. Nel frattempo, parliamo di ore, le condizioni di Sabato si aggravano. Adesso gli unici con le attrezzature necessarie per curarlo in strada sono i medici del Cotugno. Sì perché non essendoci posti disponibili le persone vengono curate in auto o in ambulanza. Così il paziente viene portato all'ospedale napoletano e i medici si prendono cura di lui in attesa che si liberi un posto. Letto che si rende disponibile dopo un paio d'ore d'attesa. A quel punto i medici cominciano la terapia prima in sub-intensiva, poi con il casco per l'ossigeno e infine in rianimazione.

06-3

L'appello per il plasma 

I camici bianchi le provano tutte ma, viste le condizioni del paziente, la loro unica speranza è il trattamento con il plasma iperimmune. Plasma che però non c'è in misura sufficiente in ospedale e per cui Antonio si attiva con un'altra campagna sui social a cui partecipano anche star della tv. Le persone che possono donarlo devono essere guariti dal Covid da almeno un mese. Antonio e la sua famiglia non sentono il padre Sabato da ieri mattina. “Siamo nelle mani di Dio e dei medici” dice Antonio che ci tiene a sottolineare il lavoro e l'umanità dei medici e dei primari Roberto Parrella e Fiorentino Fragranza. “Sono il nostro unico contatto con nostro padre ma ci aggiornano continuamente sulle sue condizioni con grande umanità. Stanno facendo un lavoro straordinario”. Chiunque può e legge questo articolo doni il plasma al Cotugno. Sabato e tanti altri pazienti ne hanno bisogno per salvare la loro vita.

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