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Anm © Tm NewsInfophoto

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Stop dei bus, il giorno dopo: "Siamo ormai alla frutta"

Gli autisti: "Temiamo di perdere il posto di lavoro". L'amministratore Brunetti: "Situazione difficile ancora per un mese". Oggi intanto scadono le assicurazioni di molti mezzi

Via Nazionale delle Puglie: da questo deposito ogni giorno esce il 30% dei bus che prestano servizio a Napoli. Ieri, una giornata nera. Frustrazione, preoccupazione tra gli autisti, lo spettro della disoccupazione, o peggio, "di fare la fine dell'Eavbus o dell'Acms", altre aziende del trasporto pubblico locale campane alle prese con le procedure fallimentari, sono i timori più ricorrenti nei discorsi di chi attende l'arrivo del gasolio per poter finalmente uscire con la propria macchina dopo lo stop imposto dalla mancanza di carburante.

"Siamo alla frutta - dice Fabio Ristaldi, segretario provinciale aggiunto della Cisal - l'Anm non è mai stata così giù. I fornitori non ci fanno più credito, e la nafta che ci hanno dato oggi potrebbe bastare per un paio di giorni, non di più. E poi, che faremo?". Viene fuori il quadro di un'azienda in coma, stretta nella morsa dei debitori e delle banche: "Solo l'azienda delle pulizie - dice - vanta crediti per 11,5 milioni". E poi il problema dei pezzi di ricambi che mancano, dei bus obsoleti che ogni giorno tornano al deposito per un guasto, l'assicurazione che non viene pagata. "Le polizze - dice il sindacalista - scadono il 31 (oggi, ndr) e costano 26 mila euro a mezzo. Non sappiamo ancora quanti mezzi l'azienda sarà in grado di assicurare ma non è difficile prevedere che saranno diversi quelli che rimarranno fermi perché sarà impossibile assicurarli. Per non parlare degli stipendi che da oltre un anno non ci vengono più corrisposti con puntualità".


"Oramai temiamo anche per il nostro posto di lavoro - aggiunge un autista - servirebbe un piano industriale adeguato". Per poi svelare un retroscena: "Chi di noi era in turno oggi è stato costretto alle ferie forzate dall'azienda. Di questo passo potremo andare avanti per 2/3 mesi, non di più".

"Quello che è successo - sottolinea Paola Imperi, segretario generale della Filt Cigl di Napoli - è la conseguenza di una situazione che si trascina da tempo, poteva succedere già diverso tempo fa. Il nostro contratto di servizio negli ultimi 5-6 anni è stato disatteso in gran parte contribuendo ad aumentare il deficit". Il nodo è nei soldi che non arrivano: "Ma non è l'unica azienda del trasporto in difficoltà a Napoli, lo è anche Metronapoli (che gestisce la Linea 1 e la 6 oltre alle funicolari). Siamo al default di un intero settore". Due le proposte: nuove risorse e il riassetto del sistema composto da 120 imprese tra pubblico e privato, e sette aziende che gravitano sull'area metropolitana di Napoli, troppe per un mercato così ristretto. "I soldi servono subito - conclude la sindacalista della Cgil - altrimenti rischiamo di fare la fine dell'Eav, dove aspettano ancora lo sblocco delle risorse". Sarebbe il capolinea che nessuno auspica.

SITUAZIONE DIFFICILE ANCORA PER UN MESE - Renzo Brunetti, amministratore unico dell'Azienda napoletana mobilità (Anm), ha fatto sapere ieri in una conferenza stampa che la situazione sarà difficile ancora per un altro mese, fin quando arriveranno i soldi del Comune dopo il via libera del Governo al piano di riequilibrio finanziario. L'Anm è in crisi di liquidità: vanta crediti per circa 300 milione di euro verso Comune di Napoli e Regione Campania ed ha esposizioni per 120 milioni verso banche e fornitori. Senza soldi in cassa, giorno dopo giorno, bisogna avviare una trattativa con i fornitori, trovare il denaro per pagare il carburante, le assicurazioni o più semplicemente gli stipendi ai dipendenti. La situazione si è sbloccata solo quando l'azienda ha fornito garanzie al fornitore del carburante.

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