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Stefano Maraolo, il paziente "morto" due volte

Nell'aprile del 2009 il suo caso di malasanità finì sul tavolo del pm Francesco Curcio. L'uomo si recò a Villa del Sole per sottoporsi a un intervento di by pass gastrico

Aprile 2009: il caso di malasanità che aveva portato alla morte di Stefano Maraolo, 40 anni, finì sul tavolo del pm Francesco Curcio. Già allora gli investigatori napoletani volevano vederci chiaro su quello che accadeva nella clinica Villa del Sole.

LA VICENDA -  Dopo essere riuscito a sconfiggere un linfoma curato negli Stati Uniti nel 2004, Stefano era tornato a Napoli con la voglia di riprendere una vita normale risolvendo un altro problema, l'obesità. Per questo aveva deciso di sottoporsi a un intervento di by pass gastrico per perdere una buona parte di quei 140 chili che gravavano su un fisico di soli 160 cm. Il 20 gennaio del 2009 si recò a Villa del Sole. Ma le cose non andarono bene, probabilmente a causa di una intubazione difficile cui fece seguito una tracheotomia. E perché - si legge nella ordinanza firmata dal gip Ludovica Mancini nell'ambito dell'inchiesta sulla sanità a Napoli - il chirurgo e l'anestesista "pur essendo consapevoli del rischio che comportava l'intervento, aggravavano tale rischio decidendo di effettuare l'intervento nella casa di cura privata Villa del Sole dove l'equipe medica non poteva godere del supporto delle strutture dei mezzi e dell'apporto di altri specialisti sicuramente necessari in caso di probabili complicanze che invece sarebbero state disponibili presso una qualificata struttura pubblica".


L'ACCUSA: "STEFANO MORI' SOTTO I FERRI" - Secondo la ricostruzione della procura che si è avvalsa di una serie di intercettazioni ambientali, i medici che lo stavano operando lo trasferirono in ambulanza al Policlinico fingendo che avesse una crisi respiratoria. Alla fidanzata che accorre al capezzale il corpo non viene mostrato, al padre che si mette all'inseguimento dell'ambulanza viene detto che è vivo ma in preda a crisi respiratoria sebbene mostri un aspetto cadaverico. "Fu una messa in scena - dice oggi a nome della famiglia Maraolo il legale che li assiste, Pasquale Coppola - e oggi abbiamo la prova di quello che abbiamo sempre sostenuto nelle nostre denunce". Per questa vicenda sono indagati, con l'accusa di omicidio colposo, il chirurgo e l'anestesista, accusati anche della falsificazione della cartella clinica, per quest'ultimo reato assieme con i gestori di Villa del Sole e la responsabile del reparto di terapia intensiva del Policlinico dove il povero Stefano fu trasferito prima di decretarne la morte. "Una vera e propria messa in scena attuata probabilmente per mantenere il buon nome della clinica. Oggi - conclude l'avvocato - i familiari di Stefano apprendono che tutto quanto avevano intuito era drammaticamente e terribilmente vero e che i sanitari di 'Villa del Sole', evidentemente al solo fine di salvaguardare i loro interessi, non avevano esitato a violare i più elementari doveri imposti non solo dall'appartenenza alla classe medica, ma alla semplice umanità". (Ansa)

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