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Giovedì, 13 Giugno 2024
Cronaca

Spari davanti al Duomo, De Iesu: "Vogliamo sperimentare la pistola elettrica"

Un agente della Municipale, dopo essere stato aggredito, ha sparato contro un clochard

Aggressione questa mattina in Via Duomo ai danni di un agente della Municipale (Tutela Emergenze Sociali e Minori) che, insieme agli operatori sociali dell’Unità di Strada, era impegnato nelle consuete operazioni propedeutiche alla pulizia dei porticati.

Un giovane senza fissa dimora, invitato ad alzarsi per consentire la pulizia dei luoghi, si è opposto ed ha colpito al volto, con una paletto di ferro che nascondeva sotto le coperte, il luogotenente Salvatore Ruoppolo, di 63 anni, ferendolo alla testa e all’occhio sinistro.

L’agente per difendersi ha sparato alcuni colpi e ferito l’aggressore alla gamba prima di accasciarsi al suolo in una pozza di sangue. Immediato l’intervento degli operatori presenti, anche numerosi passanti hanno cercato di fermare l’immigrato, che benchè ferito ha continuato ad aggredire l’agente, fino all’intervento dei militari dell’Esercito e degli agenti di Polizia che hanno effettuato il fermo.

Entrambi i feriti sono stati trasportati in ospedale. All’agente sono state riscontrate fratture multiple ad entrambi gli arti superiori, un occhio tumefatto, applicati diversi punti di sutura al cranio ed è sottoposto ad ulteriori accertamenti.

"Vogliamo sperimentare la pistola elettrica"

“L’Amministrazione comunale – ha spiegato l’assessore De Iesu - sta accelerando le procedure per la sperimentazione della pistola ad impulsi elettrici, che offrirà alla Polizia municipale uno strumento più efficace per affrontare soggetti violenti e aggressivi, evitando l’uso di armi da fuoco”.

"Sono addolorato e preoccupato per quanto accaduto – ha detto l’Assessore Trapanese - Viviamo una reale emergenza che stiamo affrontando con i mezzi a disposizione. La gestione del tema senza dimora è complessa perché richiede interventi di vario tipo: servono al più presto misure nazionali di contrasto alla povertà e poi il sistema sanitario deve essere messo nelle condizioni di dare il necessario supporto.

Chi finisce per strada perde la sua identità (amicizie, oggetti personali, abitudini, libertà di movimento, relazione con la città) e quindi l’episodio di oggi è il risultato della mancata presa in carico negli anni delle persone fragili con problemi di dipendenze e mentali.

Non ci sono vittime e colpevoli ma una sola certezza: è necessario costruire una rete che dia risposte personalizzate che non si risolvono in un posto letto in un dormitorio. In tutta la città, a macchia di leopardo, stiamo predisponendo microstrutture, piccole comunità capaci di accogliere le persone con i loro singoli problemi, per la gran parte di natura psichica e di dipendenze. Questo è quello a cui stiamo lavorando, con le unità di strada diffuse sul territorio e coordinate da una centrale operativa e con l’inserimento di uno psichiatra nel team”.

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