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Carceri: a Poggioreale in 9 in una cella e file di ore per le visite

Problemi di sovraffollamento al carcere di Poggioreale dove in alcuni casi si arriva a stare in 9 detenuti nella stessa cella. Problemi anche per i parenti che devono sostenere file di ore per i colloqui

Corrado Gabriele, e la garante dei detenuti Adriana Tocco si sono recati in visita al carcere di Poggioreale, uno dei più grandi d'Europa con 2666 detenuti e le celle affollate, tant'è che in alcune ci sono stipati addirittura 9 detenuti.

Gabriele e Adriana Tocco hanno visitato due reparti, il Firenze e il Salerno, hanno parlato con il direttore, Cosimo Giordano e hanno incontrato alcuni detenuti. Il problema del sovraffollamento c'è e come. Nella cella è quasi tutto incastrato: ci sono i letti a castello, c'è qualche armadietto e sopra le conserve accatastate. E poi una piccola porta, un piccolo lavabo e lì, proprio lì, dentro quella sorta di cucina, dietro una tendina c'è il water. Niente docce, non in quel reparto.

A Poggioreale, anche in estate la doccia si fa due volte alla settimana. Ma, intanto, fa caldo. "Di notte qui non si respira - racconta Enzo - Siamo nove in una cella, c'è una sola finestra e quando alle 21.30 chiudono la porta blindata qui si soffoca". In nove in una cella, appunto: "Con un solo bagno e con uno scarico che spesso non funziona. Tutti in piedi non ci possiamo stare, stiamo stretti. Qui si fanno i turni anche per stare alzati". Un detenuto spiega: "Qui dobbiamo fare i turni per stare in piedi."

Un altro aspetto emerso dalla visita riguarda i colloqui. Si aspettano ore prima di entrare: si fa la fila in strada e si dentro. Quindi si passa in un cortile, lo stesso, sia che piova, sia che ci sia il sole e si scopre che, a Poggioreale, per accedere ai colloqui, si arriva lì davanti anche di notte.
I parenti, soprattutto donne, stanno in fila per ore con i loro sacchi blu dove sono sistemati gli oggetti che occorrono ai detenuti come lenzuola, abiti e cibo. Davanti all'entrata ci sono delle transenne, c'è chi per il caldo si sente anche male. E così una donna ha deciso di montare un ombrellone poco distante e su un tavolino raccoglie firme per il Camper della Speranza: "Giovedì qui davanti facciamo una protesta. Non è giusto che i nostri mariti e figli vengono trattati così. Sono troppi in una cella, troppi si ammazzano. Hanno sbagliato ma non sono animali".

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