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Sorveglianza "colabrodo" a Pompei: la denuncia di un giornalista

Reportage di un cronista del Mattino in cui si denuncia la carenza di controlli all'interno del sito campano. Telecamere di sicurezza presenti solo in alcuni edifici, borse dei visitatori non controllate all'uscita

I reperti archeologici di Pompei non sono sorvegliati e possono essere rubati facilmente. Di male in peggio, dunque, dopo il recente crillo dell'intera Schola Armaturarum Iuventutis Pompeianae.

Lo ha dimostrato un cronista del Mattino. Un reportage, insieme al Messaggero, quello in cui si denuncia la carenza di controlli all'interno del sito. Il giornalista scrive infatti di essersi impossessato per qualche ora di alcune tessere del mosaico delle fontane del Vigneto del Triclinio Estivo, documentando il falso furto con la fotocamera, e di aver passeggiato all'interno degli scavi con i tasselli in tasca.

Nessuno se ne è accorto, le telecamere di sicurezza si trovano solo in alcuni edifici e all'uscita le borse dei visitatori non vengono nemmeno controllate.

Il risultato, come sostiene il cronista, è che se qualcuno volesse portarsi a casa un souvenir  "non avrebbe che da allungare le mani". E a Pompei la sorveglianza appare sempre più un “colabrodo”.

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