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"No al biodigestore". Residenti di Ponticelli contro il Comune di Napoli

Il progetto, bocciato dalla Sovrintendenza nel 2020, è stato ripresentato e messo a bando. I cittadini: "Verrà realizzato a pochi metri dalle nostre case. Qui c'è già il depuratore"

I residenti di via Provinciale delle Brecce si erano tranquillizzati da un anno, coinvinti che il progetto di realizzare un sito di compostaggio con recupero di biometano non sarebbe andato avanti. La doccia fredda è arrivata il 9 aprile 2021, quando i membri del Comitato No al biodigestore di Ponticelli, sono venuti a conoscenza della pubblicazione di un bando per la realizzazione dell'impianto. 

Il progetto è del Comune di Napoli. L'amministrazione de Magistris cerca da dieci anni, senza riuscirci, di realizzare un sito di compostaggio per chiudere il ciclo di rifuti. Negli anni, sono state molte le idee presentate e poi ritirte o modificate. I bandi di gara sono andati tutti deserti. Allo stato attuale, l'idea del Comune è quella di realizzare tre impianti nelle periferie della città. Solo quello di Ponticelli, però, sembra andare avanti. 

"Nel febbraio 2020 - racconta Pasquale Uccello, residente e membro del Comitato - la Svorintendenza non diede l'autorizzazione paesaggistica e la realizzazione dell'impianto fu sospesa. Credevamo di aver scampato il pericolo, ma non è così". In realtà, la Soprintendenza non si limitò a non concedere l'autorizzazione, ma in una comunicazione del 18 febbraio criticò aspramente il progetto, definendolo "approssimativo" e in violazione di diverse norme: innanzitutto con il piano regolatore del Comune stesso che nell'area individuata aveva previsto verde pubblico a disposizione dei cittadini; in secondo luogo, non sarebbe rispettata la distanza di 150 metri dalle abitazioni e dai corsi d'acqua, nella fattispecie il fiume sotterraneo Sebeto; in ultimo, "non si evince la realizzazione di un sistema capace di mitigare un impianto di tali dimensioni". E' difficile comprendere come il Comune di Napoli sia riuscito a superare una stroncatura così forte.

I residenti hanno paura. Non credono alle parole dell'assessore all'Ambiente Raffaele Del Giudice, il quale ha sempre sostenuto che l'impianto fosse a impatto zero sull'ambiente. "Un biodigestore è un impianto industriale, c'è sempre una reazione chimica alla base - afferma il Comitato - Questo quartiere ha già pagato un prezzo ambientale altissimo. Non vogiamo altri impianti, qui c'è già il depuratore e il nuovo impianto verrebbe costruito accanto, nella stessa zona". 

La sfiducia dei cittadini è motivata anche dalla storia del depuratore di via De Roberto, gestito dalla Sma, società partecipata dalla regione, al centro di diverse indagi della Magistratura. Di questo sito, Napolitoday si era già occupato tre anni fa, quando raccolse l'allarme dei cittadini residenti, preoccupati degli odori nauseanti povenienti dalla vasche di contenimento. Dalle istituzioni e dalla dirigenza dell'impianto sono arrivate continue rassicurazioni. Ma a febbraio 2021, la Procura ha arrestato 16 persone indagate  per corruzione, riciclaggio, inquinamento ambientale. Secondo gli inquirenti, i dirigenti dell'azienda avrebbero sversato fanghi in mare. 

"Non siamo contrari a tutto - conclude Gaetano La Rocca del Comitato - Vorremmo però piccoli siti di compostaggio, magari organizzati per condominio, in cui sarebbe più facile controllare il procedimento".  

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