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Foto Ansa

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Morire di cancro e abbandono durante la pandemia: la tragica odissea del Signor B.

I familiari di un 59enne ucciso da una neoplasia maligna raccontano il senso di abbandono vissuto in questi mesi: "Con l'emergenza Covid la sanità campana ha messo in secondo piano le 'malattie ordinarie'"

La morte di un familiare, il senso di abbandono da parte delle istituzioni sanitarie. È quanto ha vissuto in questi mesi la famiglia del Signor B., un napoletano di 59 anni. Un uomo che si è recentemente spento a causa di un cancro ai polmoni, male comparso nel pieno della pandemia di Coronavirus.

La drammatica vicenda del Signor B. ha inizio durante il lockdown. Lamenta dolori ad un braccio, pensa di avere problemi cardiaci. Tra mille difficoltà i familiari riescono finalmente a fargli fare una radiografia. Ha una macchia polmonare e gli viene richiesto un tampone, temendo possa trattarsi di Covid-19. Il Signor B. va invece da un pneumologo privato. Il risultato della Tac è quello temuto: ha una neoplasia maligna.

Il calvario: mesi e mesi a casa

Quello che i familiari dell'uomo raccontano è, da qui in poi, un calvario. Nonostante le crisi respiratorie sempre più gravi cui è soggetto, il 59enne viene respinto prima al San Paolo e poi al Fatebenefratelli, dove sarebbero potuti essere accettati soltanto sintomatici Covid. Proprio all'esterno del Fatebenefratelli l'uomo viene soccorso da un'ambulanza, e i medici viste le sue condizioni decidono di trasferirlo al Cardarelli. Lì, viene immediatamente dimesso.

"Sapete che ha vostro marito..."

Il Signor B. fa radioterapia e chemioterapia, fino all'insorgere a novembre di una polmonite. I parenti raccontano che il medico di famiglia – il quale già non può visitare a domicilio vista l'emergenza – è "assente" ed evita videochiamate ("Non so usare WhatsApp"). Capita vengano consegnate bombole di ossigeno del tipo sbagliato (gassoso anziché liquido), addirittura la moglie del 59enne deve subire lamentele per l'eccessiva richiesta, perché "sapete che ha vostro marito...". "Dall'insorgere della polmonite in poi, da novembre - ci spiega la figlia del 59enne - l'abbandono totale. È rimasto in totale abbandono, lasciato solo. Chiamavamo il 118 perché non sapevamo più cosa fare".

"Nessuno merita di finire così"

Arriva una crisi ancora più grave, ma il personale del 118 intervenuto sconsiglia di portare il paziente al San Paolo: "Finirebbe insieme ai pazienti Covid, sarebbe il colpo di grazia per un malato di tumore ai polmoni". Pochi giorni e B. sta di nuovo male. Viene portato al Cardarelli, dove gli viene diagnosticata una trombosi pomonare che lo avrebbe portato alla morte tre giorni dopo, il 6 dicembre scorso.

"Nessuno merita di finire in questo modo, lasciato a morire da solo e senza alcun tipo di aiuto – racconta a NapoliToday la figlia del Signor B. – Mio padre ha lottato finché ha sentito di avere i medici accanto. Quando ha visto che nessuno veniva a visitarlo, che le cure gli erano state interrotte, si è del tutto lasciato andare".  "Sono arrabbiata, delusa, amareggiata, a 20 anni mi ritrovo senza padre - va avanti - Se anche dall'inizio non ci fosse stata nessuna speranza, qualunque medico avrebbe avuto il dovere di non abbandonarci".
La moglie del Signor B. ha sottolineato la sua consapevolezza che l'epidemia da Covid è un evento gravissimo, ma anche che la sanità campana non è attrezzata: le malattie "ordinarie" sono da mesi state poste "in secondo piano". Le drammatiche conseguenze, sono sotto ai nostri occhi.

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