Cronaca

"Devo andare a prendere i soldi delle pu**ane". Clan Sibillo, sfruttamento della prostituzione anche dal carcere

È l'accusa per Giuseppe Gambardella, detto Peppe "'a Pigna". La sua compagna (sorella di quell'Antonio Napoletano tra i reggenti del gruppo) riscuoteva dalle prostitute per lui mentre era detenuto a Secondigliano

Giuseppe Gambardella, detto Peppe "'a Pigna", sfruttava la prostituzione dal carcere di Secondigliano nel quale era detenuto. È questa l'ipotesi degli inquirenti, su una circostanza emersa nell'ambito dell'inchiesta sul "micro-clan" che ieri ha condotto all'arresto di circa venti presunti esponenti del gruppo criminale Sibillo dei Decumani.

Gambardella (29) in carcere sarebbe riuscito a introdurre uno smartphone, col quale si teneva in contatto con la compagna Carmela Napoletano, 24 anni.

Gli inquirenti hanno raccolto una lunga serie di Sms e intercettazioni telefoniche a supporto dell'accusa di sfruttamento di alcune prostitute, anche straniere, al Borgo di Sant'Antonio. Queste versavano una percentuale alla compagna di Gambardella, a volte anche solo qualche decina di euro.

Significativa un'intercettazione del 16 maggio 2019 e alcuni Sms. Carmela Napoletano viene contattata da una sua amica che le chiede se le va di accompagnarla al centro commerciale. "Noooo... - è la risposta della 24enne - devo andare a raccogliere i soldi dalle puttane... il tempo che raccolgo e vieni (a prendermi, ndR)". Nel tardo pomeriggio Carmela avrebbe poi inviato un Sms a Giuseppe, per informarlo di aver prelevato i contanti delle prostitute.

Dal Gip del Tribunale di Napoli, per Giuseppe Gambardella è stato disposto il carcere, mentre sono stati disposti i domiciliari per Carmela Napoletano, sorella di Antonio "'o nannone". Questi, con i fratelli Sibillo (Emanuele e Pasquale), aveva costituito il gruppo di giovanissimi camorristi vicini ai Contini dell'Alleanza di Secondigliano.

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