Sabato, 23 Ottobre 2021
Cronaca

Maxi-sequestro nel porto di Napoli: oltre mezzo milione di dispositivi di protezione non a norma

Erano di origine cinese e in origine la partita di guanti era di 700mila unità

Senza sosta la lotta al commercio illegale da parte dei funzionari doganali addetti al controllo delle merci nel porto di Napoli. Inosservanza di provvedimento legalmente dato dall'Autorità, vendita o messa altrimenti in circolazione di prodotti industriali, con marchi o segni distintivi nazionali o esteri atti ad indurre in inganno il compratore sulla qualità del prodotto, contrabbando aggravato, sono le ipotesi di reato contestate al rappresentante legale di una società per aver posto in commercio ovvero diversamente in circolazione una partita di 599.595 Dispositivi di Protezione Individuali costituiti da guanti in vinile di origine cinese, recanti marcatura CE, sprovvisti di idonea certificazione che comprovasse il rispetto dei requisiti previsti dal Regolamento (UE) 2016/425, per i quali era stata chiesta l'esenzione dal pagamento dell'IVA. La partita di guanti, originariamente costituita da 700mila unità, era stata intercettata dai funzionari dell'Ufficio delle Dogane di Napoli 1 che ne avevano sospeso lo svincolo, affidandola, con divieto di commercializzazione, al rappresentante della società importatrice.

Acquisito il provvedimento dell'Autorità di Vigilanza del Mercato, la società importatrice dichiarava di voler procedere alla distruzione del carico non conforme. Dopo vari e vani inviti della dogana di dare esecuzione alla distruzione della merce, dato il trascorrere del tempo stabilito e visto il silenzio dell'importatore, i funzionari dell'Ufficio delle Dogane di Napoli 1, sospettando che la merce fosse stata immessa in circolazione in maniera fraudolenta, con un blitz presso il luogo di custodia del carico hanno accertato che 599.595 guanti in vinile erano scomparsi. Concretizzatasi i reati sopra ipotizzati i Funzionari Doganali quali Ufficiali di Polizia Giudiziaria e Tributaria redigevano apposita comunicazione di notizia di reato e ponevano in sequestro la parte residua della merce ancora giacente in deposito.

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