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L'insegna della scuola

L'insegna della scuola

La scuola dove nessuno vuole insegnare: succede a Caivano

La media Raffaele Viviani, che raccoglie i ragazzi del famigerato Parco Verde, ha quasi 30 cattedre vacanti. Anche il personale amministrativo ed i bidelli rifiutano l'incarico per timore della "particolare situazione ambientale"

A Caivano c'è una scuola dove nessuno vuole andare ad insegnare. Si tratta della Media Statale Raffaele Viviani, la scuola che accoglie gran parte dei ragazzi che vivono al Parco Verde, il quartiere di case popolari diventato ancor più tristemente famoso dopo "Gomorra", il libro-denuncia di Roberto Saviano.

Il preside, la professoressa Eugenia Carfora, è in carica dal 2007, quando ha cominciato la sua personale battaglia per rendere vivibile questa "scuola di frontiera", dove sono quasi 30 le cattedre vacanti, visti tutti i rifiuti che puntualmente arrivano, non solo dai professori.

Anche il personale amministrativo ed i bidelli, infatti, rifiutano l'incarico per timore della "particolare situazione ambientale": "Per 460 studenti ci sono soltanto cinque bidelli e due amministrativi", spiega la preside nel corso di una lunga intervista concessa a Famiglia Cristiana.

Una vera e propria "lady di ferro" la Carfora, che si è da subito rimboccata le maniche, ripulendo e riqualificando un edificio che ormai di scuola aveva ben poco. Ha trovato erbacce alte un metro, vetri rotti, il tunnel della droga nel cortile, pistole sotterrate ovunque. "L’abbiamo ripulita, rimessa a posto e pitturata. Oggi risplende di colori".

"Togliamola allo Stato e diamola ad un gruppo di missionari - dice il dirigente scolastico della Viviani - proviamoci almeno. Qui non servono insegnanti di passaggio che arrivano, si fermano un anno per fare punteggio in graduatoria e poi scappano via. Servono educatori motivati e preparati, che vogliono e sappiano lavorare a contatto con persone disagiate la cui unica speranza di vivere e sopravvivere si chiama camorra e che la legalità non hanno neanche idea di cosa sia".

Fuori dalla scuola, l’alternativa si chiama microcriminalità, spaccio, rapine. Le famiglie non esistono: in alcune i genitori si bucano davanti ai figli, in altre, la maggioranza, il papà quasi sempre è in carcere. Spesso, la preside deve fare il giro della case la mattina per svegliare i ragazzi e portarli in classe.

"La verità è che non ci crede più nessuno, a cominciare dallo Stato - prosegue la Carfora - . Questi ragazzi hanno bisogno di essere coccolati e amati. Non puoi pretendere di spiegargli la Storia o la Geografia se prima non li accogli e non gli fai capire che sei interessato a loro, che la loro vicenda ti appassiona veramente. I ragazzi da anni, nell’arco di un anno scolastico, vedono apparire e scomparire circa 10 docenti della stessa disciplina, supplenti alla prime armi ed altro. Agli atti vi sono fiumi di nominativi che solo sulla carta sono assegnati a questa scuola, di fatto dopo il trasferimento chiedono l’assegnazione altrove che puntualmente viene concessa a scapito di una continuità didattica solo auspicata".

"Quando non riuscirò più a guardare negli occhi questi ragazzi significa che avrò fallito come educatrice. Molti di loro mi scrivono chiedendomi di aiutarmi a non farli morire. Ma io come faccio se c’è gente che viene qui per timbrare il cartellino? Se le istituzioni non mi danno una mano?", si domanda il preside della Viviani.

"Qualche tempo fa ho chiesto al ministro Gelmini di istituire un albo professionale speciale per le aree deboli con solo personale di ruolo e di reclutare i docenti attraverso un colloquio psico-attitudinale e di conoscenza del trattamento del disagio. In molti paesi europei, come la Svezia, lo fanno già. Per Caivano ci vuole il meglio", la conclusione della "preside coraggio".

 

 

 

 

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