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Impresario sotto scorta per aver denunciato il racket

Un impresario di pompe funebri di San Giorgio a Cremano vive sotto scorta per 24 ore su 24. Ha detto "no" al racket e testimonia ai processi contro i clan, ora i casalesi vogliono ucciderlo

Un impresario di pompe funebri di San Giorgio a Cremano è finito sotto scorta dopo aver detto "no"al racket. Il suo impegno contro le estorsioni si è concretizzato fino alle aule del tribunale dove è testimone d'accusa in tre processi contro i clan. Impegno che gli è costato una sentenza di morte da parte dei casalesi.

Quindi la decisione di affidargli una scorta che lo protegge 24 ore su 24. I carabinieri, Enzo Amoroso, 45 anni, lo accompagnano ovunque: perfino ai cortei funebri.

L'impresario avrebbe fatto numerose denunce facendo arrestare impresari funebri legati al clan di mezza regione. Ha denunciato estorsioni, abusi, illegalità compiute da suoi colleghi. Amoruso racconta come il suo settore sia controllato dalla camorra. "Ti avvisano così, quel morto è nostro - dice - C'è corruzione a tutti i livelli, ci sono imprenditori che giocano sull'equivoco e impongono tariffe e balzelli assurdi".


Un sistema collaudato, anche negli ospedali: "C'è il medico o l'infermiere che chiamano i familiari e consigliano la ditta. Persino i portantini di ambulanze girano con i bigliettini in tasca delle ditte da proporre. Chiedetevi perché nelle sale mortuarie degli ospedali trovate sempre le stesse imprese. Un cadavere segnalato alla ditta giusta vale 50 euro".

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