Tensioni a piazza Bellini: i tre attivisti ai domiciliari

Domani l'udienza di convalida dell'arresto

Sono agli arresti domiciliari i tre attivisti di Insurgencia arrestati domenica notte a seguito di attimi di tensione durante l'identificazione. Pietro Spaccaforno, Fabiano Langella e Diego Marmora sono tornati nelle loro abitazioni in attesa dell'udienza di convalida dell'arresto che si terrà domattina. I tre arrestati sono accusati di vari reati tra cui minaccia, lesioni, resistenza e danneggiamento aggravato e sono stati denunciati per oltraggio a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità. Contestazioni durissime che vengono ritenute sproporzionate dai presenti la cui versione risulta essere completamente discordante da quella data dalla polizia.

La versione della polizia 

Gli agenti nella loro relazione di servizio hanno comunicato di essere stati insultati mentre transitavano a bordo della volante nei pressi di piazza Bellini. Per questo motivo sono usciti dalla vettura per identificare chi si era reso autore del gesto. Alla richiesta di fornire i documenti, la persona ha dichiarato di non averli con sé e si sarebbe rifiutato di fornire le generalità. Gli agenti gli avrebbero chiesto di seguirli in questura per l'identificazione ma in quel momento sono partite le tensioni. A giudizio degli agenti, la persona fermata per l'identificazione avrebbe attirato l'attenzione delle persone presenti sul posto mettendo a rischio l'incolumità degli agenti e successivamente si sarebbe rifiutato di seguirli configurando così il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Completamente diversa la versione degli arrestati e di molti attivisti di centri sociali cittadini presenti sul posto.

La versione degli arrestati

Secondo gli attivisti, i tre arrestati erano fermi a un bar a bere quando sono stati avvicinati dalla polizia per un controllo anti-assembramenti. Dei tre, secondo il racconto di alcuni presenti, due avevano la mascherina e un altro la teneva abbassata perché stava fumando una sigaretta. A quest'ultimo sarebbero stati chiesti i documenti che non aveva con sé. A questo punto gli agenti gli avrebbero chiesto di seguirli con la forza scatenando la reazione degli altri due. Anche a loro sarebbero stati chiesti i documenti che, come dicono in alcuni video prima dell'arresto, avrebbero fatto vedere agli agenti senza però consegnarli perché volevano conoscere il motivo dell'identificazione. L'attimo di tensione avrebbe attirato l'attenzione di decine di persone e altri attivisti presenti in piazza. Da questo momento partono le testimonianze video che sono circolate in rete in queste ore.

Le testimonianze video circolate in rete

Dai video si vede la fase dell'arresto di Pietro Spaccaforno intorno al quale si radunano quattro-cinque agenti nel tentativo di farlo entrare in macchina. Lui si oppone in un primo momento urlando ad alcuni presenti il motivo per cui l'avevano fermato. “Per eccesso di zelo” mi hanno detto e poi le immagini riprendono il momento in cui a forza viene fatto entrare in macchina. Stessa scena anche per un secondo attivista che chiede spiegazioni e si rifiuta di salire in auto. Secondo quanto dice a favore di camera di un cellulare che lo riprende, avrebbe fatto vedere il documento e non ci sarebbe motivo per portarlo in questura. Invece gli agenti dopo minuti di attesa lo fanno salire a forza all'interno della volante. In quel momento, il gruppo di volanti giunto sul posto prova ad andare via ma due persone si frappongono dinanzi alla vettura nel tentativo di non farla partire. Solo dopo gli agenti riusciranno a ripartire e a lasciare la piazza. Al momento non sono stati pubblicati altri video che riprendano altre scene. Solo queste fasi riprese da altre angolazioni ma altri firmati potrebbero essere stati consegnati alle forze dell'ordine per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti che sarà oggetto dell'udienza di domani.

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