Pompei per l'Unesco è a rischio, il Soprintendente "Siamo fiduciosi"

Teresa Elena Cinquantaquattro: "nei prossimi giorni partono le procedure per l'assegnazione dei lavori del Grande Progetto Pompei finanziato dall'Unione Europea". Una guida agli Scavi: "Bisogna controllare i flussi turistici e aumentare i custodi"

Pompei, scavi archeologici

Pompei, per l'Unesco due anni di tempo prima di finire nell lista dei patrimoni in pericolo. Un ultimatum arrivato dopo una relazione molto dura, che mette in luce le varie criticità dell'antico sito romano, il più visitato al mondo. La replica del sito all'avvertimento dell'Unesco è affidata al Soprintendente dei Beni Archeologici di Napoli e Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro, che sembra non preoccuparsene più di tanto. "Questo perché - spiega all'ANSA - l'Unesco potrebbe riconsiderare le sue perplessità sulla città antica alla luce delle attività svolte per la conservazione del sito e perché nei prossimi giorni partono le procedure per l'assegnazione dei lavori del Grande Progetto Pompei finanziato dall'Unione Europea. Grazie ai lavori effettuati siamo fiduciosi". "Nei prossimi giorni - aggiunge la soprintendente - si provvederà alla procedura dei bandi per i lavori di messa in sicurezza delle regioni VI, VII e VIII, cioè più della metà dell'area già scavata. Dopo l'estate saranno aperti i cantieri".

Sulle gare al massimo ribasso contestate dai sindacati, però, sottolinea: "Noi lavoriamo sempre ai sensi delle norme vigenti. La nostra scadenza più importante è relativa alla spesa dei fondi europei entro il 2015". Sarà proprio la procedura di gara al massimo ribasso quella che domani, al tavolo con l'assessore regionale ai Lavori pubblici, la Fillea Cgil porrà come principale preoccupazione, per l'inefficacia del controllo esercitato dalla Prefettura sul Progetto Pompei. "Un controllo che - per l'organismo sindacale - è reso blando dalla fretta, dopo l'ultimatum del 31 dicembre che l'Unesco ha dato all'Italia per completare i lavori". A rischio, secondo il sindacato, c'é l'incolumità di chi lavora.

Per Pompei "la vera priorità è assumere e mettere al lavoro tecnici, manutentori, architetti, operai" sostiene invece Francesco Rutelli. Dalla sua pagina Facebook l'ex ministro dei beni culturali propone di chiedere agli "sponsor (come Astaldi-Impregilo) di finanziare l'assunzione e gli stipendi di una task force, con una norma che consenta di immettere circa 100 figure tecniche, in deroga alle procedure in vigore. Se non si farà il degrado di Pompei sarà inarrestabile", ammonisce.

La richiesta di aumentare il personale, soprattutto custodi, è ribadita anche delle guide turistiche degli Scavi di Pompei. Le preoccupazioni avanzate dall'Unesco, sui rischi che corre il patrimonio archeologico di Pompei, a quanto pare sono condivise da chi vive l'esperienza quotidiana della tutela di questi beni storici.

Santiago Faraone fa la guida negli scavi e l'allarme che lancia ogni volta che il problema torna alla ribalta: bisogna controllare i flussi turistici. "Sulle 73 Domus che possiede il sito di Pompei, solo tre sono attualmente visitabili - dice Faraone - s'immagini quando tocchiamo il picco dei 15 mila visitatori in un giorno, che in passato sono stati anche 20 mila. Nessuno si accontenta di camminare solo nelle strade di Pompei e vogliono tutti vedere le case all'interno. Casa Menandro, la Casa degli Amorini dorati e la Casa del Fauno sono le tre case oggi visitabili".

"I turisti toccano gli affreschi - aggiunge - camminano sui mosaici, salgono sui muretti. E la stessa cosa succede nelle Terme del Foro e nelle Terme di Stabia. Di questo passo, tra qualche anno non resterà più nulla di questo immenso museo a cielo aperto. Che ci vuole a mettere un tettuccio sulla Casa del Fauno per riparare gli affreschi dalle intemperie? O anche un tappetino sui pavimenti a mosaico...Non dico il pavimento trasparente come è stato fatto ad Aquilonia, almeno un tappetino".

Agli Scavi, bisognerebbe assicurare un consistente numero di custodi, dice la guida: "E' la loro cronica carenza a impedire l'apertura delle Domus, perché nessuno vigilerebbe sulla loro tutela". "Da quando è crollata la casa dei Gladiatori sono stati assunti solo nove archeologi in tutto il Meridione" afferma Faraone. "Mentre - suggerisce - Pompei potrebbe ritornare a una buona gestione se la Soprintendenza diventasse autonoma. Lo è stata per un periodo, finché Veltroni non l'accorpo a quella di Napoli che a sua volta dipende da Roma - spiega la guida -. Ora si sta proponendo di farla per la Reggia di Caserta. Ma Pompei è di gran lunga più complessa da gestire e allora, se si ritiene valida una Soprintendenza autonoma, si cominci da qui".

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