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La stalla

La stalla

Pompei, dagli scavi emergono i resti di un pregiato cavallo militare

Si tratta del ritorno alla luce di una serie di ambienti di servizio di una grande villa suburbana conservatasi in maniera eccezionale

Ancora tesori di inestimabile valore emergono dagli Scavi di Pompei. Questa volta è stato scoperto un terzo cavallo, con ricca bardatura militare, nella stalla di Civita Giuliana.

I nuovi scavi in zona erano iniziati lo scorso marzo, con il ritorno alla luce di una serie di ambienti di servizio di una grande villa suburbana conservatasi in maniera eccezionale: all'interno erano stati trovati diversi reperti come anfore, utensili da cucina, parte di un letto in legno di cui è stato possibile realizzare il calco. Tra gli ambienti emersi, anche una stalla, in cui era stato possibile realizzare il calco di un cavallo di razza.

Le attuali operazioni di scavo, avviate nel mese di luglio, hanno messo in luce integralmente l'ambiente e hanno individuato la parte restante del secondo cavallo e un terzo, questo con i resti di una ricca bardatura di tipo militare.

Uno giaceva riverso sul fianco destro, con il cranio ripiegato sulla zampa anteriore sinistra: presumibilmente legato alla mangiatoia, non era riuscito a divincolarsi. L'altro invece era sul fianco sinistro, e sotto la mandibola conserva il morso in ferro.

Durante la fasi di scavo del corpo sono, inoltre, venuti alla luce cinque reperti di bronzo. Sulle coste della gabbia toracica, fortemente rimaneggiate, si sono individuati quattro reperti in legno di conifera rivestiti di lamina bronzea di forma semilunata; un quinto oggetto, sempre in bronzo, è stato recuperato sotto il ventre, in prossimità degli arti anteriori, formato da tre ganci con rivetti collegati da un anello a un disco.
L'ipotesi è che fossero propri di una particolare sella (non esistevano le staffe) usata in ambito militare, in particolare per le parate. Tracce di fibre sulla schiena dell'animale, peraltro, fanno ipotizzare la presenza di un mantello.

"I tre cavalli, come forse il primo rinvenuto ed analizzato, dovevano far parte della “razza più nobile” – sottolinea il Direttore Generale Massimo Osanna – animali di rappresentanza, per la loro imponenza dimensionale, probabilmente frutto di accurate selezioni, e per i finimenti di pregio, in ferro e bronzo. Questi eccezionali ritrovamenti confermano che si trattava di una tenuta prestigiosa, con ambienti riccamente affrescati e arredati, sontuose terrazze digradanti che affacciavano sul golfo di Napoli e Capri, oltre ad un efficiente quartiere di servizio, con l'aia, i magazzini per l'olio e per il vino, e ampi terreni fittamente coltivati, anche stando a le prime indagini di inizio Novecento. Nel 2019 saranno stanziati due milioni di euro, dai fondi ordinari del Parco archeologico, per procedere all'esproprio dei terreni e per proseguire le indagini di scavo, al termine delle quali sarà possibile l’apertura al pubblico".

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