Cronaca Scampia

Scampia, no alla fiction Gomorra. Saviano: "È una furba censura"

Lo scrittore su Repubblica: "Ecco cosa accade quando la politica è inadeguata, preferisce bloccare il racconto". Gli rispondo gli 'A67 e (R)esistenza, ma anche il sindaco de Magistris

Roberto Saviano © Tm NewsInfophoto

Nessuna ripresa a Scampia per la fiction 'Gomorra'. Il presidente dell'ottava Municipalità, Pisani, ha negato "qualsiasi autorizzazione allo sfruttamento di immagini e luoghi in danno del territorio", per impedire l'utilizzo 'strumentale delle Vele e del territorio'.

Il diniego ha scatenato immediatamente la polemica tra chi l'ha letto come 'censura' e chi invece come una difesa del terriorio.

Ieri, Roberto Saviano (autore del libro 'Gomorra' da cui è tratta la fiction, i cui diritti sono stati acquistati da Sky) ha scritto su La Repubblica (ne riportiamo alcuni significativi stralci): "Mi domando, ma davvero è possibile bloccare il racconto di un territorio? Davvero è possibile bloccare il racconto di un territorio dove negli ultimi mesi è riesplosa una guerra per il controllo delle piazze di spaccio? È possibile bloccare il racconto di un territorio dove le organizzazioni criminali hanno violato i cancelli di una scuola materna facendola diventare zona di guerra? È possibile vietare il racconto di un territorio dove sono esplose bombe in strada? Dove quelle bombe hanno ferito bambini che giocavano? Ma davvero questa ennesima trovata elettorale di vietare l'accesso alle telecamere è il modo giusto per attirare attenzione o per distoglierla? La luce sul dolore di Scampia la accendono le tragedie. Allora bisognerebbe tenere fuori le telecamere dei telegiornali, i video dei giornalisti, lo sguardo degli osservatori internazionali.

Ecco cosa accade quando la politica è inadeguata: preferisce bloccare il racconto. Quando nulla cambia, per incapacità di gestione, allora è meglio che gli organi di stampa, che le penne degli scrittori e le telecamere dei registi restino silenti, spente, ferme, immobili. E se invece lavorano, e se invece si muovono, meglio far passare la solita incredibile "verità" costruita ad arte: speculate su un male, speculate sulla sofferenza.

In attesa che il potere trovi il modo di giustificare la propria inadeguatezza. In attesa che il potere politico locale trovi il modo giusto per raccontare ciò che accade. Per raccontare se stesso. Come al Nord non c'era criminalità, ora anche da Scampia è stata miracolosamente debellata. O meglio, bisogna raccontarla come gli amministratori chiedono, altrimenti è speculazione.

Parlare, raccontare, è difficile ma è l'unico modo per portare risorse e attenzione a un territorio che sembra irredimibile. Molti diranno che sono anni che si racconta Scampia eppure nulla è cambiato. Falso. Ora Scampia ha una centralità che fino a qualche anno fa non aveva. Così Casal di Principe, così la Locride. Cittadini, magistrati, poliziotti, preti, giornalisti e associazioni hanno sempre lavorato in questi territori a un contrasto che sembrava impossibile, ma la luce arrivata su questi luoghi ha permesso di dare cittadinanza non solo nazionale a territori colpevolmente dimenticati. A territori che conveniva fossero dimenticati.

Nessuno può più dire: problemi loro, o peggio, problema locale. Ma se guardiamo al lavoro delle istituzioni, a quanto si è fatto per portare la città di Napoli nel quartiere di Scampia, per sottrarlo al sequestro forzato da parte delle organizzazioni criminali, è triste constatare quanto scarsi siano i risultati. E quella di queste ore è l'ennesima, insulsa polemica che viene fatta su "Gomorra", salvo poi chiamare Gomorra qualunque cosa accada in terra di camorra".

E ancora: "È una polemica un po' furba voler spostare l'attenzione dal problema al racconto del problema. Furba perché in Italia dimentichiamo quante volte il potere ha utilizzato questo strumento per delegittimare il racconto e la denuncia".

Poi lo scrittore si difende dall'accusa di denigrazione del territorio: 'Da sempre racconto come Scampia sia un territorio soprattutto sano ma dominato da un cartello feroce e ricchissimo che non può essere aggredito come si continua a fare da anni. A Scampia ci sono associazioni di quartiere, scrittori, giornalisti, cittadini, chiesa, volontari, lavoratori. Ciò che manca a Scampia è lo Stato. Inteso come diritti, creatività sociale, costruzione di alternative. E invece qui si vuole far credere il contrario, che fiction, racconti, reportage siano il male, che siano un modo per diffamare la parte sana: pura furba censura'.

E sulla posizione del sindaco de Magistris: 'Mentre scrivo, leggo che anche il sindaco di Napoli condivide questa volontà censoria su Scampia pur non intervenendo a bloccare le telecamere direttamente. Ma a pensarci bene è normale, è sempre stato così: quando si è all'opposizione, e si racconta il male, si dice che raccontare sia un modo per resistere e permettere un cambiamento. Quando si va al potere, quando le stesse persone che un attimo prima erano all'opposizione vanno al potere, cambiano idea e chi racconta il male finisce per diventare il nemico che sta boicottando il cambiamento, che sta diffamando il territorio e guadagna dal male.

È sempre stato così, il rivoluzionario al potere è il più zelante dei reazionari perché convinto che il suo potere sia quello giusto. È una vecchia dinamica, cari censori, una dinamica che altri prima di voi hanno utilizzato e altri dopo di voi utilizzeranno. Non posso assicurarvi che accetterò questo divieto, ma vi assicuro che io e tanti altri continueremo a raccontare come fatto prima e dopo di voi. Per fortuna la politica, quella cattiva, fa tanti danni, ma passa. Il racconto e l'azione che ne genera restano'.

Anche le risposte a Saviano non hanno tardato ad arrivare.
Per primi, direttamente da Scampia, hanno fatto sentire la propria voce e il proprio punto di vista (attraverso il blog de 'Il Fatto Quotidiano') gli 'A67 il gruppo musicale di Scampia, che insieme a (R)esistenza Anticamorra operano da tempo sul territorio e, tra le altre inizitive, hanno dato vita al progetto letterario, musicale e teatrale 'Scampia Trip': "Se la censura non salverà Scampia (come dice Saviano) perché dovrebbe salvarla una fiction? Quali sono gli obiettivi di una fiction, già venduta in 8 paesi? Qui non si tratta di un’opera sociale o di un’inchiesta giornalistica, scusate ma dopo aver visto gli effetti di “Romanzo criminale” serie tv di Sky e soprattutto dopo il racconto eccezionale di Gomorra libro, film, e teatro, che ha portato l’industria culturale a raccontare tanto e profondamente il quartiere e la camorra, veramente crediamo che una fiction possa aggiungere qualcos’altro a quanto già detto?

Il rischio è che oggi si possa lasciare spazio solo alla speculazione. Scampia da questo tipo di operazione non ricava nessun tipo di vantaggio né economico, né di immagine anzi, ma potrebbe se si provasse a raccontare, anche altro. Questa realtà non cambierà mai se non si inverte la tendenza del racconto e questo può farlo solo chi incide sull’immaginario collettivo in modo forte, in questo senso una fiction fatta bene e quindi in comunione con le associazioni e gli attori del territorio potrebbe contribuire a costruire un altro racconto.

La posizione delle associazioni non è quella del Sindaco, né tanto meno quella del presidente della municipalità e figuriamoci quella di qualche anno fa di Berlusconi. Ha ragione Ciro Corona, dell’associazione “(R)esistenza”, quando dice che “da anni (anche grazie a Gomorra) attuiamo un lavoro di decostruzione dei modelli camorristici, spingiamo i figli dei boss a tornare a scuola, a venire a lavorare sui beni confiscati alla camorra, a fare il “Pacco alla camorra”. Pensiamo che la spettacolarizzazione della vita del boss sia solo nociva per il percorso intrapreso ma soprattutto che il quartiere sia cambiato rispetto a quello che tu (Roberto Saviano) raccontavi qualche anno fa. Oggi c’è voglia di riscatto, di cambiamento, di libertà. Certo la camorra ammazza ancora e lo fa addirittura fuori una scuola ma oggi mentre loro ammazzano a Scampia ci son persone che si recano allo sportello anticamorra per denunciare, i ragazzi lavorano sui beni confiscati, lasciano il “lavoro” di sentinelle e tornano a scuola, vedono il poliziotto non più come lo sbirro infame. Ecco, il quartiere oggi è anche questo, non solo boss, vele, neomelodici e morti ammazzati”.

Anche Luigi de Magistris, sulla sua pagina di Facebook, ha risposto all'autore di Gomorra: Da uno scrittore ci si aspetta onestà intellettuale. Mai detto che docufilm Gamorra va censurato. Ho invece detto che cultura non deve avere divieti. Ma siamo stanchi speculazioni mediatiche su Scampia. Stanchi che sia ridotta a brand negativo per il mercato".

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