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Sbarco migranti, il racconto di un volontario a bordo: "Viaggio drammatico"

Intervista a Pietro Bertora, uno dei membri dell'equipaggio a bordo della See Eye 4, giunta a Napoli dopo quasi cinque giorni di navigazione nel Mediterraneo con 109 rifugiati salvati: "Due li abbiamo recuperati già morti".

Tra le immagini che maggiormente hanno colpito l'opinione pubblica in merito allo sbarco della See Eye 4 a Napoli c'è quella di un ragazzino di sette anni che ha viaggiato con la madre morta durante la traversata. Un dramma nel dramma, che racconta l'inferno vissuto in mare in attesa che le autorità indicassero un porto sicuro per l'attracco. 

Lo sa bene Pietro Bertora, volontario di Mediterranea a bordo della nave giunta a Napoli nel pomeriggio del 6 febbraio, portando 106 migranti allo stremo delle forze. "E' stata una missione drammatica - racconta Bertora - Abbiamo recuperato queste persone che erano alla deriva da giorni. Purtroppo due erano già morti. Abbiamo vissuto con dolore la storia del bambino che aveva perso la mamma. E' stato preso in carico dalle altre donne. Viaggiava con uno zio e abbiamo cercato di tenerlo distratto". 

I migranti sono giunti in condizioni precarie, ma quando sono stati salvati dal mare erano stremati: "Presentavano ustioni - prosegue Bertora - alcuni avevano iniziato a bere l'acqua di mare, una cosa molto dannosa. Li abbiamo portati a bordo e li abbiamo curati, ma sono rimasti in condizioni precarie per tutto il viaggio". 

Giunti a Napoli, anche l'equipaggio ha tirato un sospiro di sollievo: "Siamo stati accolti molto bene, sia per la presenza delle Ong che ci attendevano al molo, sia per la massiccia presenza di uomini e donne delle croce rossa che hanno preso in carico i rifugiati per garantire loro cure".  

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