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Martedì, 28 Novembre 2023
Cronaca

Savina Caylyn, il comandante: "Pagate o ci uccidono tra 7 giorni"

Nuova telefonata di Giuseppe Lubrano Lavadera alla moglie Nunzia." Aiutateci a non morire. Questi ci ammazzano. Se non succede niente, questa è la nostra ultima settimana di vita"

Una vicenda senza fine. Questa mattina i parenti dei marinai della Savina Caylyn, la nave in mano ai pirati somali dallo scorso febbraio, hanno affisso uno striscione di fronte al Duomo in occasione delle celebrazioni di San Gennaro. "Per marinai così indifesi ancora quanti mesi?", si legge sullo striscione dove compaiono anche le foto dei quattro marittimi.

Ieri intanto, come si legge su Il Mattino, una nuova telefonata del comandante Giuseppe Lubrano Lavadera alla moglie Nunzia dopo l'sos di una settimana fa. "La voce di Peppe, al di là delle parole, esprimeva uno stato fisico e morale di avvilimento totale - ha spiegato la donna - Peppe ha perso quella padronanza e quella lucidità che gli sono propri. Quando ha telefonato nei mesi scorsi era lui che cercava di dare forza a noi a casa. Non vi preoccupate, ce la faremo a uscire da questo incubo. In qualche modo troveranno la strada per farci tornare a casa. Ora invece l’ho sentito fragile, scoraggiato, depresso. A un certo punto, anche per rompere la tensione, gli ho chiesto di farmi parlare con qualcun altro dell’equipaggio che fosse italiano. Ma gli hanno impedito di passare il telefono. Visto che mi aveva chiesto del papà, della mamma e dei figli, per tirarlo su gli ho detto che gli avrei passato mia figlia che era accanto a me. Nemmeno il tempo di ricevere un cenno di assenso, che la telefonata si è interrotta per qualche attimo. Poi ho risentito la sua voce ancora più flebile: 'Nunzia, questi non vogliono che parli con altri, nemmeno con mia figlia. Aiutateci a non morire. Questi ci ammazzano. Se non succede niente, questa è la nostra ultima settimana di vita'". "Stiamo trovando una vicinanza e una condivisione davvero notevole. Devo ringraziare in particolare il cardinale Crescenzio Sepe - ha continuato Nunzia - che direttamente o indirettamente attraverso i suoi sacerdoti procidani, ci sta dando un supporto eccezionale. Spero tanto che le nostre preghiere possano fare il miracolo: aprendo una breccia nel cuore dell’armatore e delle autorità, e anche dei pirati, aiutandoli a trovare la strada giusta per riportare a casa i nostri cari".


E proprio questa mattina, prima della funzione del miracolo di San Gennaro, Sepe ha ricevuto una delegazione dei familiari che hanno chiesto di fare pressione presso il Governo nazionale e le autorità internazionali affinché sia trovata una soluzione.

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