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Sabato, 29 Gennaio 2022
Cronaca

Saviano: "Non ho infangato Napoli. Descrivere gli orrori significa onorare le sue meraviglie"

"L’atto di lealtà, di vera cittadinanza, che ti lega a un paese è perdere il sonno nel vederlo martoriato e ostaggio della peggiore incuria e corruzione. Ciò che rende cittadini di un paese non è il passaporto, ma il provare a cambiarlo"

Lo scrittore Roberto Saviano ha pubblicato su Facebook un post con il quale ritorna sulle critiche subite in questi anni sul suo lavoro. In molti lo hanno accusato infatti di infangare la città.

"La critica più ipocrita e banale che mi ha perseguitato in tutti questi anni è quella secondo cui, raccontandone le contraddizioni, avrei distorto l'immagine di Napoli, infangato il nome della mia città. In questa critica vedo la disperazione di una terra costretta sempre a essere raccontata con codardia, brandendo la bellezza del golfo contro chiunque ne racconti il sangue, pensando che descrivere una faida o l’evasione scolastica sia ignorare la meraviglia delle sue chiese e la vita dei suoi Decumani. L’immagine da cartolina usata per accusarmi di sabotare le meraviglie di Napoli è una strategia perdente che ha la sola vocazione dell’omertà. Non raccontare ha il solo obiettivo di occultare, non proteggere. Descrivere gli orrori significa invece onorare le sue meraviglie, e ricordare che le stesse sono spesso state costruite sul sangue, sul ricatto, sulla paura, da famiglie nobiliari che facevano scempio di vite e di territori. Se c'è una cosa in cui credo fermamente è che raccontare le contraddizioni non sia un tradimento, bensì un atto d'amore; l’unico atto d'amore incondizionato: raccontare le contraddizioni significa avere fiducia nella possibilità che conoscendole, le cose possano cambiare. Né vale la stupida accusa di guardare “solo” il male. Se decidi di raccontare l’ombra non stai scegliendo solo il male, ma stai decidendo il tuo tema. Del resto Napoli ha continue descrizioni da cartolina su diversi canali e in molteplici e del tutto irreali serie televisive. Il suo racconto edulcorato e consolatorio procede legittimamente da anni. L’indignazione che travolge chi si erge a difensore della “sacra città più bella del mondo”, si innesca quando qualcuno interrompe questi racconto ingenuo e decide di accedere alla ferita. L’atto di lealtà, di vera cittadinanza, che ti lega a un paese è perdere il sonno nel vederlo martoriato e ostaggio della peggiore incuria e corruzione. Ciò che rende cittadini di un paese non è il passaporto, ma il provare a cambiarlo".

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