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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Cronaca

Sanità senza soldi: “Da ottobre in Campania stop alle prestazioni gratuite”

A lanciare l'allarme le associazioni di categoria della comparto privato accreditato regionale. Dal 27 settembre stop alla radiologia, poi toccherà ad analisi, visite cardiologiche, diabetiche e medicina nucleare

La sanità privata accreditata campana sul è sul piede di guerra. Le associazioni di categoria lanciano l'allarme: i tetti di spesa sono stati raggiunti, il budget sanitario stanziato dalla Regione si sta avviando all’esaurimento. Insomma, da ottobre c'è il concreto rischio di uno stop alle prestazioni gratuite. Mentre dal 27 settembre non saranno più possibili gli esami di radiologia, dal 30 si pagheranno anche analisi, visite cardiologiche ed assistenza in fatto di diabetologia, mentre dal 16 ottobre si fermerà anche la medicina nucleare.

All’appello mancano circa 86 milioni di euro, 58 dei quali utili a coprire le patologie croniche e 459mila euro per le malattie rare. Il caso più eclatante è quello relativo alla spesa per i centri diabetologici (una decina in tutta la Campania): appena 100mila euro. “Meno della spesa occorrente in un anno per pagare un dirigente regionale” sottolinea ironicamente il presidente dei Centri Antidiabete Luigi Gesuè.

I fondi sono esauriti o in via di esaurimento. La loro mancanza costringerà, di fatto, il comparto della specialistica ambulatoriale al blocco delle prestazioni. “Trovo strano come, nonostante si conoscano alla perfezione i dati statistici del fabbisogno assistenziale – obietta il senatore Vincenzo D’Anna, presidente di FederLab – si continui a programmare il budget secondo vecchi dati risalenti addirittura al 2009”. “Questo significa – prosegue il parlamentare – comprimere le prestazioni in base alla spesa. Ma è chiaro che siamo di fronte a un problema evidente di programmazione. Perché non assicurare almeno le prestazioni per le malattie gravi?”.

Secondo i rappresentanti delle varie categorie, alla base di tale “programmazione carente”, ci sarebbe una "concezione del privato inteso come nemico da abbattere”. “Ma la verità – gli fa eco D’Anna – è che le strutture private sono state le uniche in grado di adeguarsi alla legge sull’accreditamento, assicurando gli standard di sicurezza e quelli di innovazione tecnologica. Lo stesso non può dirsi del pubblico”

Il paradosso, conclude il leader di Federlab, è che “capiterà che non pochi pazienti sceglieranno di rivolgersi a strutture fuori regione, con la conseguenza che Palazzo Santa Lucia si troverà costretto a dover rimborsare anche queste trasferte”.

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