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Corsia

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Sanità in Campania, lunghe liste di attesa: "Anche 8 mesi per un elettrocardiogramma"

Drammatici i dati che emergono da diverse strutture sanitarie della Regione. "Attese di 282 giorni per una ecografia all’addome al Moscati di Avellino e di 104 per una risonanza magnetica all'Asl Napoli 1"

Grave la situazione delle liste di attesa per visite ed esami nella Sanità pubblica in Campania. I "numeri" sono davvero preoccupanti. Dipendenti e fondi assolutamente non sufficienti.

Drammatici i dati riportati da Angelo Agrippa su Il Corriere del Mezzogiorno:

Una visita cardiologica che all’Asl di Avellino richiede un’attesa di 145 giorni; di una risonanza magnetica o di una colonscopia che all’Asl Napoli 1 viene eseguita in 104 giorni; di una ecografia all’addome che all’ospedale Moscati di Avellino impone un’attesa di 282 giorni; di un elettrocardiogramma che richiede 260 giorni o una mammografia che al Rummo di Benevento esige 230 giorni di attesa; di una cistoscopia urologica che all’ospedale di Caserta viene praticata non prima di 190 giorni.

Una situazione che lo stesso presidente della Regione, Vincenzo de Luca - scrive Agrippa - ha bollato come "una sanità da paese sud sahariano". "Intanto - spiega ancora il giornalista del Corriere-, sono mesi che si attende la nomina del nuovo commissario per il piano di rientro dal debito sanitario in Campania e, secondo quanto circola, potrebbe slittare ancora di una settimana"

Il consigliere per la sanità di De Luca, il cardiochirurgo Enrico Coscioni, ha spiegato che ci sono 15 mila dipendenti in meno rispetto agli anni passati e che "molte strutture non sono in grado di fornire assistenza con la giusta puntualità, mentre dall’altra parte la rete territoriale non è adeguatamente preparata. Si sta lavorando, dice il consigliere, "ad una riorganizzazione della medicina generale e della medicina territoriale". Una riorganizzazione - si legge ancora sul Corriere - che "deve passare per una informatizzazione puntuale" in modo che si possa essere in grado di conoscere le esigenze di ogni singolo territorio e di creare anche di strutture intermedie, potenziando anche la deospedalizzazione, tenendo conto del processo di invecchiamento della popolazione.   

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