Cronaca

Roghi tossici senza sosta nella "Terra dei Fuochi"

Brucia la Campania (in)felix: rifiuti tossici dati alle fiamme ogni giorno a nord di Napoli avvelenano l'aria e le coltivazioni. Aumento spaventoso della mortalità per tumore. Ma lo Stato dov'è?

La chiamano la Terra dei Fuochi, è una vasta area che copre la gran parte delle zone a nord di Napoli e tocca anche la provincia di Caserta.
Giugliano, Villaricca, Nola, Pomigliano, Caivano, Afragola, Acerra, Casoria, Villaliterno, ma anche in città in zone come

Scampia, Capodichino e Ponticelli oltre a molte altre cittadine che quotidianamente sono ricoperte da un fumo nero e minaccioso.

Un mantello di veleno, causato da roghi tossici, che trasforma l’orizzonte in una macchia scura che di giorno copre il sole e di notte prende il posto delle stelle. Non c’è tregua, non c’è scampo.
Diossina e sostanze nocive si diffondo per chilometri, costringono i cittadini a chiudersi in casa, mentre il veleno colpisce campagne e coltivazioni e si insinua nei polmoni. E il tasso di tumori che in queste zone si alza in maniera rapidissima e spaventosa ne è la diretta conseguenza.

A bruciare non è la semplice sterpaglia, sono i rifiuti abusivi stoccati nelle periferie e nelle campagne: materiale spesso tossico e pericoloso (plastiche, pneumatici, scarti industriali, amianto, strani liquidi, pellami, materiale edilizio di risulta e forse peggio). E’ un ciclo senza fine che coinvolge malavita, industrie del nord e del sud che smaltiscono rifiuti illegalmente, istituzioni conniventi che fanno finta di non vedere e non sentire, fino ad arrivare agli accampamenti rom, l’ultima ruota del carro arruolata per bruciare e far così sparire ciò che gli viene stoccato sotto “casa” e che avvelena anche loro. 

Centinaia i roghi e centinaia le denunce e le segnalazioni dei cittadini di quella che una volta era l’area della Campania chiamata “felix”, che oggi di felice e fertile non ha più niente.
Un problema, però, che non è solo della Campania, perché i rifiuti che qui vengono bruciati non sono solo i “nostri”, come ormai è stato ampiamente dimostrato, per questo l’intervento deve avvenire con forza e dalla Stato, che non può lasciare soli i cittadini a combattere una guerra così grande. Una guerra sì, perché qui la cittadinanza è in trincea, in prima linea a difendere la propria salute e il futuro di una terra già irrimediabilmente compromesso chissà per quanti decenni.

“Peggio di Fukushima” ha scritto sul suo blog “L'Antitaliano” dell’ Espresso Roberto Saviano, rispondendo alla lettera del dottore Luigi Costanzo (medico di base a Frattamaggiore) in cui si denuncia la tossicità dei roghi che avvelenano le campagne del napoletano e del casertano, un disastro ambientale di proporzioni enormi, catastrofiche che tutti conoscono da anni (esiste anche una precisa mappatura delle zone maggiormente colpite dal pericoloso fenomeno consultabile sul sito www.laterradeifuochi.it) ma sul quale non si interviene mai seriamente.

Uno dei (vari) motivi del silenzio, spiega Saviano, è la paura che l’allarme sulla criticità della situazione possa far crollare il valore di fabbricati e immobili delle zone colpite. "Il prezzo delle case e la parte maggiore degli amministratori di queste zone viene eletta dai voti dei cantieri, dei rifiuti, della sanità" scrive senza mezzi termini Saviano.
Soldi e scambio di voti, niente di nuovo sotto il sole. Soldi, che ancora una volta contano più della vita delle persone.


 

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