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"Il caso Bracco: una ferita non sanata", ovvero perché un grande intellettuale napoletano non vinse il Nobel

Il libro di Francesco Soverina, storico e ricercatore, presentato oggi all'Ex Ospedale della Pace, è uno studio molto approfondito sulla figura del drammaturgo partenopeo Roberto Bracco e sul regime fascista a cui era inviso per le sue idee politiche

Il 74esimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli è stato dedicato a Roberto Bracco. Drammaturgo e intellettuale vissuto a cavallo tra 19esimo e 20esimo secolo, definito l'Ibsen mediterrano per la capacità di introspezione psicologica che i suoi personaggi presentano, Bracco fu osteggiato dal regime fascista, le sue commedie poco rappresentate, la sua figura criticata, casa sua messa a soqquadro. Questo perché il napoletano Bracco era dichiaratamente antifascista, e mai si piegò alle lusinghe del regime, neanche quando, anziano, provarono a sobillarlo con una sorta di pensione, che lui rifiutò. Il premio Nobel gli era stato già assegnato, ma Mussolini in prima persona intervenne per deviare la commissione svedese e indirizzò il premio verso Grazia Deledda, sarda e amica del regime. 


Il libro dello storico e ricercatore Francesco Soverina "Il 'caso Bracco' : una ferita non sanata", edizioni Polidoro, restituisce ai lettori contemporanei il prestigio di Roberto Bracco e ha il merito di incuriosire e suggerire approfondimenti. Bracco fu un grande intellettuale del suo tempo, il fascismo cercò di "bucargli le ruote" più volte. Ricordarlo oggi è un obbligo morale: lo si può fare recandosi all'Istituto di Storia della Resistenza Vera Lombardi, a Fuorigrotta, dove è presente un ricco fondo, e leggendo il libro di Soverina, presentato oggi nell'ex Ospedale della Pace, nell'ambito della rassegna 'Ricomincio dai libri'. 

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