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La denuncia

Rissa nel carcere di Nisida: ferito un detenuto

Ancora uno scontro tra minorenni italiani e stranieri

"Va fatta, inevitabilmente, un'attenta analisi di quanto sta accadendo nel Distretto Minorile Campano, dove si vedono i due carceri minorili alle prese con continui disordini, derivanti dell'assegnazione presso detti istituti, di tutta quell'utenza straniera proveniente dal nord Italia. È ormai evidente che tra l'utenza straniera proveniente dal nord e l'utenza campana, non vi è possibilità di civile convivenza dal momento in cui questo tipo di dinamiche si presentano ormai con una frequenza altissima e spesso, chi deve farsi carico di tutte le problematiche ed i rischi che ne conseguono, è il personale di Polizia Penitenziaria che, purtroppo, vive da mesi il proprio luogo di lavoro come una trincea e non più come un luogo di ospitalità, di rieducazione, di insegnamento e di confronto, ed è a loro che va tutta la vicinanza e il sostegno del Sappe".

Così, in una nota, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria commentanto le tensioni che si sono verificate, oggi, nell'Istituto penale per minorenni di Nisida dove da una semplice partita di calcio all'aria aperta si è passati ad una violenta rissa tra detenuti campani e stranieri. Nonostante il pronto intervento degli agenti della penitenziaria, uno di loro si è procurato "un serio infortunio", uno dei detenuti stranieri, "il promotore di tali disordini", è rimasto ferito. "Solo l'intervento in massa del personale di Polizia Penitenziaria in servizio - precisano dal Sappe - riusciva poi a riportare la situazione alla calma e a ripristinare la sicurezza dell'istituto". "Da molto, troppo tempo arrivano segnali preoccupanti dell'universo penitenziario minorile", denuncia Donato Capece, segretario generale Sappe. "Catania, Acireale, Beccaria, Torino, Treviso, Bologna, Casal del Marmo a Roma, Nisida, Bologna, Airola… abbiamo registrato e continuiamo a registrare, con preoccupante frequenza e cadenza, il ripetersi di gravi eventi critici negli istituti penitenziari per minori d'Italia".

"Da anni, specie da quando la politica ha deciso che anche i maggiorenni fino a 25 anni possono essere ristretti nelle carceri minorili, abbiamo chiesto inutilmente - rimarca Capece - ai vertici del Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità che le politiche di gestione e di trattamento siano adeguate al cambiamento della popolazione detenuta minorile, che è sempre maggiormente caratterizzata da profili criminali di rilievo già dai 15/16 anni di età e contestualmente da adulti fino a 25 anni che continuano ad essere ristretti. La realtà detentiva minorile italiana, come denuncia sistematicamente il Sappe, è più complessa e problematica di quello che si immagina: per questo si dovrebbe ricondurre la Giustizia minorile e di Comunità nell'ambito del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria piuttosto che mantenerla come Dipartimento a sé. Anche questa clamorosa giornata ad alta tensione - conclude il segretario generale -conferma, purtroppo, che avevamo ragione ed abbiamo ragione". 

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