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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

Sapna senza soldi, a rischio il trasferimento dei rifiuti in Olanda

L'azienda controllata dalla Provincia non paga gli olandesi che minacciano di non accettare le navi cariche di rifiuti campani. Problemi anche per Asia: oltre 200 camion fermi, non ci sono soldi per la manutenzione

Problemi per Asia e Sapna, a richio la raccolta dei rifiuti e il loro traserimento in Olanda.
Mancano i fondi per riparare i camion di Asia adibiti alla raccolta, si tratta di oltre 200 automezzi su 600 che andrebbero riparati e a cui andrebbe fatta manutenzione, ma non ci sono soldi e per questo restano fermi all'autoparco.

A questo già gravoso problema, come spiega Daniela de Crescenzo dalle pagine del Mattino, si aggiunge il rischio che gli olandesi fermino l'arrivo delle navi che partono con i nostri rifiuti perché la Sapna è troppo indietro con i pagamenti.

Una bella gatta da pelare che nell'immediato non ha ancora generato una vera situazione di emergenza, ma che richiede una soluzione rapida o tutto potrebbe precipitare.

Per quanto riguarda la Sapna (partecipata della Provincia), il buco da ripianare sarebbe di circa 15 milioni di euro, l'azienda è anche in attesa che venga nominato l'ennesimo amministratore unico.

L'Asia invece, si legge ancora sul Mattino, ha accumulato un buco di ben 20 milioni di euro nonostante vanti 180 milioni di euro di crediti dal Comune di Napoli, peraltro unico azionista dell'azienda, accumulati in circa 10 anni.


Il presidente Raffaele del Giudice ricordando che ora più che mai è necassaria la collaborazione dei cittadini che devono rispettare orari e giorni dei conferimenti, ha poi spiegato che l'azienda, che nei primi mesi dell'anno non ha ricevuto alcun compenso dal Comune, ha dovuto utilizzare i soldi degli investimenti pur di non fermare la raccolta differenziata e che uno dei probemi principali della difficoltà dell'amministrazione di pagare con regolarità l'Asia deriva dalla grossa evasione relativa a tarsu, multe e affitti. Mancati introiti, quindi, che dovrebbero arrivare dai cittadini (solo per la tarsu l'evasione sarebbe circa del 30 per cento) e che mettono in condizione la partecipata di rivolgersi alla banche e quindi di affogare poi in interessi da restituire, oltre al capitale.

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