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Pedofilia e omicidi, risarcimento record per il figlio di Matilde Sorrentino

La madre coraggio denunciò i mostruosi episodi del Rione Poverelli a Torre Annunziata e venne uccisa. Al figlio 30enne, vittima di violenze sessuali quando ne aveva 7, 800mila euro di risarcimento

Riceverà 800mila euro di risarcimento Salvatore, il 30enne di Torre Annunziata che venne violentato a scuola quando ne aveva 7. Si tratta di quanto deciso dalla Corte d’Appello di Napoli a proposito dei terribili episodi del Rione Poverelli a Torre.

PEDOFILIA, OMICIDI MINACCE – Una vicenda raccapricciante. Alcuni bambini di una scuola elementare finirono nelle mani di un gruppo di pedofili: vennero storditi con alcolici, poi minacciati con siringhe, violentati e filmati. Tutto emerse grazie ad alcune madri coraggio come quella di Salvatore, Matilde Sorrentino, uccisa poi nel 2004 sotto gli occhi del figlio. Salvatore riconobbe gli assassini: erano i mostri che la donna aveva consegnato alla giustizia. Insieme a suo fratello Giuseppe (il suo tutore) Salvatore ha passato gli anni successivi in fuga, come i testimoni di giustizia. Una vita rubata, la sua, tentando di sfuggire a chi gli aveva già fatto del male.

GLI ARRESTI – Gli arresti erano scattati alcuni anni prima, nel 1997. Finirono in manette in 17. Soltanto due indagati, un bidello ed un fotografo, furono prosciolti. Tutti gli altri condannati in primo grado. Sarebbero comunque usciti di galera per scadenza dei termini. Dopo poche ore di libertà Ciro Falanga e Pasquale Sansone, condannati a 15 e 13 anni per gli stupri ai bambini, furono giustiziati dalla camorra. Mai scoperti i mandanti dell'omicidio di Matilde, non furono considerati appartenenti ai clan: per Salvatore e Giuseppe finì la protezione e non vennero riconosciuti vittime di camorra. Ma gli avvocati non ci stanno: “Le persone coinvolte avevano ricevuto condanne per camorra e risultano legati a Gionta e altri clan”.

IL RISARCIMENTO – Cadde invece l'ipotesi (giustizia civile) di mancata vigilanza mossa agli insegnanti dei bambini. Dalla Corte d'Appello però adesso la nuova svolta, in positivo: la sentenza spiega che ogni bambino stipula un contratto con la scuola, e che il Ministero ha quindi la responsabilità su di “vigilare sulla sicurezza e sull’incolumità dell’allievo” e affinché “nei locali scolastici non si introducano persone che possano arrecare danno agli alunni”. Da qui li risarcimento di 500mila euro che – con gli interessi calcolati dal 1995 ad oggi – diventa di 800mila.

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