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Riapertura bar, ristoranti e parrucchieri il 18 maggio: "Attendiamo le linee guida"

I dubbi dei proprietari delle attività che potranno riaprire con il servizio al pubblico, in attesa delle linee guida del Governo. Le interviste ad Antonio Sergio (Gambrinus), Maria Cacialli (La figlia del presidente) e Sasi Visone (Hairstudio76)

La fase 2 entra nel vivo con la riapertura programmata, per le regioni con il minor tasso di contagi, di bar, ristoranti, pizzerie e parrucchieri. La data tanto attesa è quella del 18 maggio (come appreso dalla conferenza tra Governo e Regioni), anche se al momento non si conoscono le modalità di riapertura. Si attendono infatti tra giovedì e venerdì le linee guida per poter organizzare ed adeguare i locali, a tempi record.

Il Governo avrà la possibilità di intervenire nel caso in cui, in base all'andamento dei dati sulla curva del contagio e dei criteri definiti dalla circolare del ministero della Salute, fosse necessario bloccare una nuova diffusione del virus. 

NapoliToday ha chiesto, a tal riguardo, il parere a proprietari di ristoranti-pizzerie, bar e parrucchieri.

Lo storico Caffè Gambrinus, finora rimasto chiuso anche al delivery e all'asporto, riaprirà solo se sarà consentito il servizio ai tavoli. "L'intenzione è ovviamente riaprire ma con questa condizione. Asporto e delivery non rientrano nella natura del Gran Caffè che oggi compie 160 anni. Per l'apertura non si sa se sarà proprio il 18 perchè bisogna capire quali sono le disposizioni da rispettare e bisogna avere il tempo e gli strumenti per adeguarsi. Si sentono tante versioni, tante idee di protocolli per i bar e i ristoranti ma ovviamente aspettiamo le norme ufficiali", spiega a NapoliToday Antonio Sergio.

"Non sappiamo cosa fare, ogni giorno ne esce una nuova. Se non ci faranno aprire la sala saranno guai. Almeno con le sale aperte e un po' di asporto potremmo sopravvivere e andare avanti. Inserire poi plexiglas divisori nello stesso tavolo è ridicolo. Se devo andare a mangiare con parenti o amici che fanno, ci dividono? Il ristorante che doveva aprire il 15 marzo ha 40 posti a sedere. Dovrebbero concedercene almeno 30 per portare avanti l'attività. Per non parlare del fatto che i miei ragazzi non hanno visto neppure un euro dalla cassa integrazione. Se poi dovessero concedere solo il servizio all'aperto per noi sarebbe la fine. Il mio è un locale interrato, un rifugio di guerra. E' un locale bellissimo, la più bella pizzeria della zona, pulito come se fosse casa mia", dice a NapoliToday Maria Cacialli, proprietaria de "La figlia del presidente".

Sul fronte parrucchieri, è chiara anche la posizione di Sasi Visone, proprietario di Hairstudio 76 nei quartieri Spagnoli: "Aspettiamo le linee guida che deve darci la regione Campania. Sperando di poter lavorare almeno in 4 divisi in due sale, per fare un lavoro più rapido. Se faranno entrare una sola cliente dobbiamo lasciare a casa i dipendentie conviene restare chiusi a quel punto da un punto di vista economico. Apriremo quando potremo avere più clienti e dipendenti al lavoro. Il rischio è che cresca l'abusivismo. Non è normale aspettare venerdì per le linee guida e poi riaprire in fretta e furia":

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