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Omicidio Gatti, dai pentiti racconto raccapricciante

Dai collaboratori di giustizia il racconto raccapricciante dell'omicidio di Nicola Gatti. Oggi sono stati arrestati i presunti assassini. I verbali sono agli atti dell'ordinanza emessa dal gip

Grazie ai racconti di diversi collaboratori di giustizia tra cui Luigi, Raffaele e Guglielmo Giuliano, fratelli di Celeste, sono state rese note le fasi dell'omicidio di Nicola Gatti, omicidio per il quale oggi sono stati arrestati i presunti assassini.
I verbali sono agli atti dell'ordinanza emessa dal gip Marina Cimma su richiesta del pm Alfonso D'Avino. Secondo alcuni collaboratori, l'istigatrice del delitto fu proprio Gemma Roberti; secondo altri, invece, l'idea fu del padre. Le fasi dell'omicidio sono raccapriccianti.

Racconta per esempio Guglielmo Giuliano: "Alcuni anni fa un ragazzo di nome Nicola, di circa 19 anni, molto bello e con occhi verdi, frequentava la casa di mia sorella Celeste. Era una sorta di factotum della famiglia: accompagnava mia sorella, il marito e anche le figlie. Questo ragazzo a un certo punto si fidanzò con Gemma, la figlia di Celeste; stava perciò sempre con la famiglia di mia sorella. Mio cognato Peppe a un certo punto mi chiese di aiutarlo a uccidere e a far sparire questo Nicola". "Chiesi a Peppe - aggiunge - il motivo di questa decisione e mi raccontò che Nicola tirava eroina e l'aveva fatta usare anche a Gemma e che una notte a Ischia l' avevano scoperto a letto insieme all'altra figlia, Milena. Dissi a Peppe che non avevo queste capacità e pertanto non gli diedi alcun aiuto. Quattro cinque giorni dopo la richiesta, Peppe mi disse che aveva portato a termine il lavoro con Nicola e raccontò anche i particolari. Lui, il fratello Salvatore e un terzo che può essere il figlio di Celeste ma che Peppe non mi ha detto, portarono il Nicola su un motoscafo a mare per un giro". Qui "Nicola fu colpito primo alla testa con un attrezzo da marinaio, un bastone che si trova a bordo del motoscafo. Tentò di reagire, Salvatore tentò di strangolarlo mentre Peppe prese un'ancora che si trovava a bordo e gliela diede in testa. Nicola fu buttato in acqua ma era ancora vivo e si aggrappò al motore, fu ancora colpito con l'ancora in testa e rimase morto attaccato al motore. Fu preso: gli vennero legate due ancore intorno al corpo e fu buttato in mare".


Alla domanda del pm sul perché si rifiutò di aiutare Giuseppe Roberti ad aiutarlo a uccidere Nicola, Guglielmo Giuliano rispose: "Non mi andava di dare la mano a uno come lui che, essendo confidente, non mi ispirava fiducia. Io ho commesso omicidi, ma si è trattato sempre di omicidi di miei simili, cioé di omicidi fatti per motivi di camorra e quindi di sopravvivenza. Nel caso di Nicola, si trattava di un bravo ragazzo e la motivazione dell'omicidio non riguardava fatti di camorra". Oltre che a Guglielmo, Giuseppe Roberti aveva chiesto l'aiuto degli altri cognati, Luigi, Raffaele e Carmine, ma nessuno aveva condiviso la sua decisione di uccidere il ragazzo. Secondo un altro collaboratore di giustizia, Raffaele Garofalo, fu proprio Gemma a volere la morte del ragazzo. Ecco il suo racconto: "Un giorno venne Roberti Gemma, la quale mi disse che avrei dovuto farle un piacere; mi raccontò che Nicola aveva approfittato di lei e le aveva fatto sniffare eroina. Ne aveva approfittato sessualmente, anche se ritengo che lei fosse consenziente. Roberti Gemma mi disse che di lì a poco sarebbe uscito dal carcere Vastarella Diego e temeva che questi venisse a sapere tutto. Mi disse dunque: `me lo fai un piacere? Me lo vuoi uccidere?, raccomandandomi comunque di non parlarne con i suoi zii. Io risposi di no, dicendo che era impensabile una cosa del genere, e poi le dissi che per usare un'arma avrei dovuto chiedere il permesso allo zio, cioé a Giuliano Raffaele. E poi non me la sentivo di fare una cosa del genere".

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