Cronaca Scampia

Compostaggio Scampia, (R)esistenza: "Alternativa a roghi e discariche della camorra"

Il Presidente Corona: "Le associazioni storiche favorevoli ad un impianto che sia a norma e sicuro. La paura della gente nasce dalla sfiducia verso le istituzioni che devono guadagnare credibilità attraverso una seria riqualificazione del quartiere"

(R)esistenza, logo

Si discute ancora di Compostaggio a Scampia, la questione ormai s'intreccia a stretto filo con quella dei roghi e dei campi rom della zona. Un calderone che ingurgita tutto e che crea confusione e paure nella cittadinanza.

Per fare un po' di chiarezza, provare a separare e dare il giusto peso alle parole e ai fatti, NapoliToday ha chiesto l'opinione di una  voce autorevole del quartiere. Scriviamo "autorevole" senza pena di smentita, perché questi ragazzi si sono guadagnati sul campo (insieme a molte altre associazioni e realtà storiche di Scampia) la stima di cui godono, con un lavoro costante e quotidiano portato avanti con coraggio, determinazione e, sottolineamo, senza referenti politici. Dalla dispersione scolastica alla diffusione di una cultura della legalità, l'azione di (R)esistenza Anticamorra è ormai un punto di riferimento insostituibile nel quartiere, un raggio di luce che, senza alcuna pretesa di poter sostituire le istituzioni, lavora in modo certosino per colmare come può ingiustificabili vuoti e assenze.

"Restare e Resistere a Scampia - ci hanno detto tempo fa Ciro Corona e Daniele Sanzone (voce degli 'A67) durante un incontro per la presentazione di un libro che raccoglie bellissime storie di resistenza nel quartiere - non è solo il sottotitolo di "Scampia Trip" (meraviglioso progetto letterario, documentaristico, musicale e oggi anche teatrale n.d.r.) ma è la nostra realtà quotidiana, noi vogliamo restare e vivere dove siamo nati"

Questa la voce, sempre lucida e intelligente, di Ciro Corona, presidente di (R)esistenza:

"Negli ultimi giorni a Scampia c'è una parvente spaccatura tra associazioni, movimenti e idee in merito al sito di compostaggio che il vicesindaco Sodano ha pubblicamente dichiarato voler fare a Scampia (o comunque periferia nord di napoli) soprattutto perchè il quartiere sembra accogliere bene con i suoi spazi tonnellate e tonnellate di frazione umida e l'intero indotto che ne consegue. L'allarme è subito scattato e alcuni movimenti e neo-associazioni del quartiere hanno cavalcato l'onda del panico diffondendo false informazioni sulla pericolosità di un impianto di compostaggio e strumentalizzando la vicenda per sferrare l'ennesimo attacco ai rom. Per qualcuno il problema del sito di compostaggio è stato subito associato ai "roghi dei rom", come se questi fossero tutti artefici e non vittime di tali atti criminali. Una vecchia questione insomma che appena si ha la possibilità la si tira fuori per scopi propagandistici e politici.

E' ovvio che la paura di una nuova bomba ecologica in prossimità di case e scuole c'è, ed è dovuta anche da una totale sfiducia nelle istituzioni e da una frode istituzionale quale quella della discarica di Chiaiano. Ma questa volta gran parte delle associazioni, quelle storiche, quelle che da sempre lavorano sul territorio lontane dai riflettori si son tenute lontane da certe manipolazioni, anzi, il sito di compostaggio è accettato in quanto "fabbrica di trasformazione della frazione umida", una fabbrica come tante che se fatta a norma non dà alcun pericolo, è il tassello finale che da senso alla raccolta differenziata, l'alternativa reale e concreta ai roghi e alle discariche della camorra.

Il problema resta quello della garanzia del rispetto delle norme di sicurezza. E' infatti ancora troppo calda l'indelebile ferita della frode istituzionale della discarica di Chiaiano, bomba ecologica in mano alla camorra per conto delle istituzioni competenti. Una colpa che istituzioni locali e nazionali faranno fatica a togliersi da dosso se non con fatti concreti e facendo partire un vero piano di riqualificazione per l'intero quartiere, una piano che insieme alla fabbrica di trasformazione dell'umido passi per il completamento dell'università, per la nascita del polo artigianale, per la bonifica dell'area del campo rom, per l'abbattimento delle vele.

In questa vicenda, magari con un comitato di associazioni che possa monitorare lo stato e la sicurezza dell'impianto, la periferia nord di Napoli, il quartiere Scampia, riuscirà a mostrare che 20 anni di abbandono e di emergenza rifiuti son stati una volontà istituzionale-politica-criminale ben precisa e che, come diceva Felice Pignataro, il napoletano dalla spazzatura ha imparato a tirar fuori le vitamine che essa contiene, a coltivare sogni, coraggio e speranza tra i diamanti e il letame.
In attesa che si concretizzi l'utopia..."

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