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Reperti archeologici per 1mln di euro: stop a un'organizzazione di tombaroli

L'accusa: associazione per delinquere finalizzata a ricerca illecita, impossessamento e ricettazione di reperti archeologici provenienti da scavo clandestino. Le indagini erano partite nel 2009

Un incredibile bottino - oltre 633 pezzi per un valore stimato di un milione di euro - è stato recuperato in Campania dai carabinieri dei beni culturali che all'alba di ieri hanno fermato una organizzazione di tombaroli accusata di controllare il 'saccheggio sistematico' dei siti archeologici nella zona a nord est della regione.

Denominata 'Ro.vi.na' l'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, ha portato all'esecuzione di 12 ordinanze a Casal di Principe, Casapesenna, Castel Volturno, San Cipriano d'Aversa, Cesa, Mondragone, Maddaloni, Boscoreale, Acerra, Pompei, Bacoli, Taranto, Fiorenzuola d'Arda e Eraclea, con arresti domiciliari per cinque persone e misure cautelari personali (divieto di dimora o obbligo di firma) per altre sette emesse dal Gip di Santa Maria Capua Vetere. L'accusa: associazione per delinquere finalizzata a ricerca illecita, impossessamento e ricettazione di reperti archeologici provenienti da scavo clandestino.

Tanti i capolavori sequestrati, come una oinochoe a figure nere del VII secolo a. C., una oinochoe - ovvero un vaso simile ad una brocca che si usava per versare il vino- a figure rosse del IV secolo a. C. con un demone alato , attribuito al cosiddetto 'Pittore di Napoli' e due crateri a campana a figure rosse, riconducibili rispettivamente al 'Pittore di Dinos (420-450 a. C) e al 'Pittore di Caivano (340-330 a. C.).

L'indagine, che ha portato anche a 39 perquisizioni nelle abitazioni di altrettanti indagati ritenuti 'fiancheggiatori ' della organizzazione, era partita nel 2009. Pedinamenti e servizi di osservazione fatti anche con l'aiuto di visori notturni e telecamere ad infrarosso, che hanno identificato i promotori dell'organizzazione interessati a porre sul mercato clandestino nazionale e internazionale i reperti.

Non si esclude che il sodalizio possa avere collusioni con la criminalità organizzata visto che alcuni degli indagati sono stati già coinvolti in altre indagini per associazione camorristica e favoreggiamento della latitanza di esponenti del clan dei Casalesi.

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