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Via Sedile di Porto

Via Sedile di Porto

Racket e spari nella zona universitaria: fermate 4 persone

Sarebbero i responsabili del raid in via Sedile di Porto. L'accusa è di estorsione e spari a scopo intimidatorio, porto e detenzione abusivi di armi comuni e da guerra, aggravati dalla finalità mafiosa

Estorsione e spari a scopo intimidatorio. Questa l'accusa per quattro persone fermate dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Napoli, destinatarie di misure cautelari su disposizione dei pm antimafia di Napoli il procuratore aggiunto Borrelli e il sostituto procuratore Del Prete.

Per i quattro soggetti che, secondo gli investigatori, hanno esploso colpi d'arma da fuoco nella zona universitaria nel centro di Napoli, mettendo a repentaglio in più occasioni l'incolumità di residenti, passanti e studenti, c'è anche l'accusa di porto e detenzione abusivi di armi comuni e da guerra, aggravati dalla finalità mafiosa.

Il gruppo di delinquenti, secondo quanto accertato dalle indagini partite dopo un raid con spari del 15 aprile scorso in via Sedile di Porto, cercava di imporre la propria supremazia nella zona proprio attraverso il racket e la violenza intimidatoria.

I carabinieri hanno, infatti, scoperto che l'episodio è riconducibile alla contesa del business delle estorsioni tra Palazzo Ammendola e Santa Chiara tra gruppi di malavitosi della zona. Secondo le forze dell'ordine, nello specifico, il raid del 15 aprile che fortunatamente non provocò feriti, sarebbe da attribuirsi ai componenti del gruppo emergente dei Martinelli-Porcino allo scopo di intimidire i commercianti della zona.

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