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Prostituzione

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Costrette a prostituirsi con riti voodoo: quattro arresti

Sgominato un gruppo nigeriano dedito alla tratta di donne da destinare alla prostituzione in Italia. Promettevano alle giovani connazionali un lavoro, poi dopo il viaggio la terribile scoperta

Promettevano a loro giovani connazionali un lavoro in Italia, si facevano pagare il terribile viaggio fino a 70mila euro e una volta a destinazione le costringevano a prostituirsi, con minacce, pressioni psicologiche, riti voodoo e addirittura sequestrando loro le figlie. Un gruppo nigeriano dedito alla tratta di donne da destinare alla prostituzione in Italia è stato sgominato a Napoli dagli agenti della squadra mobile partenopea.

La polizia ha eseguito oggi quattro provvedimenti di fermo emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di due coppie gravemente indiziate di associazione per delinquere, riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione ed estorsione. Destinatari dei provvedimenti sono due ragazze di 31 anni e due ragazzi. Una consistente parte dei loro compensi serviva per estinguere il debito contratto per giungere in Italia che variava tra i 40mila e i 70mila euro.

L'attività investigativa è stata condotta anche attraverso intercettazioni telefoniche: accertate violenze fisiche e psicologiche, riti voodoo, molto praticati e temuti nella cultura nigeriana. Il viaggio dalla Nigeria all'Italia avveniva lungo un tragitto raccapricciante che toccava numerosi paesi africani. Le tappe variavano con il mutare delle situazioni politiche dei singoli paesi. Ultimo approdo, in Africa, era la Libia, almeno fino a prima dello scoppio della guerra civile. Poi, a bordo dei classici barconi, giungevano sulle coste italiane.


Per ottenere maggiore puntualità nel pagamento del debito, i membri della banda arrivavano anche a separare le giovani madri dalle figlie portato con se dalla Nigeria. Le bambine venivano tenute come garanzia e spacciate agli estranei come figlie di una delle due coppie di criminali. I quattro cittadini nigeriani, sono stati rintracciati al Borgo Sant'Antonio dove vivevano in due diversi alloggi e fermati. Tutti e quattro erano titolari di regolare permesso di soggiorno concesso dopo la richiesta di asilo politico. (Amsa)

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