Dai Cas alla prostituzione: il dramma delle donne migranti

A margine della presentazione a Napoli del centro di etnopsicologia Masarat, Tina Castellaccio di Dedalus ha raccontato la situazione delle "connection house del litorale domizio"

"Ci raccontano di violenze sessuali subite nei loro Paesi di origine, lungo il percorso per arrivare da noi, ma anche del loro lavoro di sfruttate del sesso mentre sono nei Cas. Lì dormono, ma la mattina vanno nelle connection house del litorale domizio a prostituirsi per raccogliere i soldi da dare ai trafficanti che le hanno portate qui".

È la drammatica vita di numerose donne migranti, raccontata da Tina Castellaccio, responsabile dell'area accoglienza donne della cooperativa Dedalus, a margine della conferenza stampa di presentazione a Napoli del centro di etnopsicologia Masarat.

"Quasi un governo che finanzia un sistema di accoglienza che collude con un sistema criminale di sfruttamento sessuale", è la sua durissima conclusione.

Secondo la Castelluccio le donne migranti sono "il cuore della discriminazione di genere, perché oltre ad essere donne sono anche migranti. Quello che ci narrano è una eterogeneità di maltrattamenti. Se penso alle donne nigeriane, sempre più giovani, che attraversano il mare, quello che trovano in Italia in molte occasioni è sfruttamento sessuale, anche in quelli che sono i sistemi di accoglienza garantiti dallo Stato".

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