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Scuola, senza cattedra il prof nominato Cavaliere della Repubblica

Ambrogio Iacono, a giugno, fu ringraziato personalmente dal premier Giuseppe Conte per aver proseguito le lezioni a distanza nonostante fosse in ospedale perché affetto da Covid-19. Oggi, è disoccupato: "Io sono fuori, ma gli studenti sono senza insegnanti"

 

Ha sempre rifiutato l'etichetta di eroe, ma certamente Ambrogio Iacono, docente ischitano di Scienze integrate, si sarebbe aspettato un trattamento diverso. Ringraziato pubblicamente da Giuseppe Conte, insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica, indicato come esempio da seguire, oggi è un precario disoccupato: "Sono in attesa di chiamata come migliaia di miei colleghi. Ma la beffa è che gli studenti sono rimasti senza insegnanti".

Vale la pena fare un passo indietro e ricordare che Iacono balzò agli onori delle cronache agli inizi di maggio quando, dopo un'intervista a Napolitoday, fu oggetto delle attenzioni della Presidenza del Consiglio. L'insegnante era affetto da Covid-19 ed era stato ricoverato in ospedale. Nonostante ciò, aveva deciso di proseguire le videolezioni a distanza con i suoi studenti. "Non voglio lasciarli soli in un momento così delicato" furono le sue parole. Pioggia di complimenti e titoloni sulle testate nazionali, poi il prestigioso riconoscimento.

Abbastanza da pensare che Iacono potesse cominciare l'anno scolastico con tutti gli onori. Invece, così non è stato, mostrando ancora una volta quanto il meccanismo di reclutamento scolastico sia cervellotico e lontano dalla meritocrazia. "Non mi aspettavo trattamenti di favore - afferma - ma un segnale per gli studenti. Speravo che con tanti mesi di anticipo si pensasse a garantire loro un percorso sereno da subito. Invece, si parla di concorsi per assumere docenti che entreranno in servizio il prossimo anno. Intanto, i ragazzi restano con cattedre vuote e con orari ridotti". 

Oltre all'amaro, resta l'ipocrisia di un circo mediatico-istituzionale che ha incensato formalmente un lavoratore per il suo impegno, che materialmente resta ai margini del mondo scolastico. Un messaggio non certo edificante della Scuola italiana, soprattutto verso le giovani generazioni. 

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