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Resit a Giugliano

Resit a Giugliano

Terra dei Fuochi, condannati i responsabili del disastro Resit

Carcere per l'ex sub-commissario Facchi, e per gli imprenditori Cipriano Chianese e Gaetano Cerci. Emersi collegamenti tra camorra e imprese del Nord per smaltire illegalmente rifiuti tossici

Il processo Resit, la discarica di Giugliano utilizzata nel pieno della crisi rifiuti, giunge al termine. I giudici della quinta Corte d’assise hanno condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione Giulio Facchi, ex sub-commissario all’emergenza rifiuti in Campania (tra il 2000 e il 2004); a 20 anni di reclusione Cipriano Chianese, avvocato e imprenditore; a 16 anni Gaetano Cerci, imprenditore nel settore dei rifiuti accusato di legami con i casalesi.

I REATI - I reati loro contestati erano, a vario titolo, disastro ambientale, avvelenamento della falda acquifera e vari falsi. I pm hanno ipotizzato anche strette connessioni tra manager, funzionari pubblici e clan dei casalesi: industriali del Nord avrebbero utilizzato la camorra per smaltire illegalmente – a prezzi bassissimi – i loro rifiuti di produzione. La sentenza è giunta dopo sei anni e 180 udienze. Il boss Francesco Bidognetti era già stato condannato in primo grado (rito abbreviato) ed in appello.

IL COMMENTO - "Una condanna che colpisce al cuore l'ecomafia nella Terra dei fuochi. Esprimiamo grande soddisfazione per la sentenza emessa negli confronti degli imputati che erano già stati denunciati da Legambiente nel rapporto Rifiuti spa del 1994". Così Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente. "È una sentenza fondamentale – prosegue Ciafani – che riconosce le gravi responsabilità della mattanza messa in campo nelle province di Napoli e Caserta da nomi noti alle cronache giudizio per traffico illegale di rifiuti. La rinascita della Terra della Fuochi deve ripartire dalla condanna dei colpevoli e dal risanamento delle aree avvelenata dalle ecomafie".

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