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Processo caso Fortuna, la mamma Mimma Guardato

Processo caso Fortuna, la mamma Mimma Guardato

Processo Fortuna, la psicologa: "La piccola chiamava Titò mostro"

Dopo l'esperto tossicologico e la pediatra di Chicca, in aula ha testimoniato la responsabile della comunità "l'Isola dei Marmocchi", dove sono state ospitate le amiche di Fortuna e principali accusatrici degli imputati Caputo e Fabozzi

Va avanti la quarta udienza del processo sul caso di Fortuna Loffredo, la bimba violentata e uccisa nel Parco Verde di Caivano.

La dottoressa Linda Ferrara, pediatra della vittima, ed il perito tossicologico Andrea Fusco. Se il secondo ha confermato la bambina non avesse assunto prima di morire alcool o droghe, la prima ha sorpreso testimoniando di non aver mai sospettato potesse subire abusi di tipo sessuale.

Presenti i due imputati Raimondo Caputo e Marianna Fabozzi. Tra loro è gelo, eppure erano conviventi all'epoca dei fatti. Le figlie della Fabozzi sono le principali accusatrici di “Titò”.

Sul loro ingresso in una casa famiglia ha testimoniato Carmela Piantadosi, la responsabile della comunità "l'Isola dei Marmocchi" che le ha ospitate. “Le tre bimbe erano in condizioni pietose quando sono entrate nella casa famiglia”. Fu la maggiore a confermare le peggiori accuse. Eccole, riportate da Carmela Piantandosi: “Titò ha ucciso Fortuna, ha violentato me, la mia amica e le due mie sorelline. Lui è un lupo. E oggi ho anche paura di mia mamma (Marianna Fabozzi, ndR) che non ha fatto niente per evitarci tutto questo male. Per me, mia mamma è morta”.

Le piccole in casa famiglia erano devastate. Tre ragazzine incapaci di mantenere i loro bisogni. Continuamente in lacrime. Choc la testimonianza della psicologa che le visitò, Valeria Faiella. La più piccola, in particolare, sarebbe stata costretta da Titò a guardare filmati pornografici ed a assistere ai suoi rapporti con la madre. La psicologa ha poi confermato che la bambina, dopo esser stata abusata, si lamentava del dolore con la madre e questa rispondeva “vabbè, poi ti passa”. Nei disegni della bimba, inoltre, Titò era chiamato “mostro”.

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