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Cronaca

Boss a processo: secondo gli inquirenti "comprò" un bambino per donarlo ad un affiliato

Il presunto affiliato, la moglie e la madre naturale del piccolo sono già stati condannati con rito abbreviato. Ciro Rinaldi invece venne assolto e la Procura è ricorsa in Appello

È iniziato il processo d'Appello per il boss Ciro Rinaldi, accusato di avere "acquistato" un bambino (per 10mila euro) così da donarlo ad un presunto affiliato al suo clan e alla moglie di questi. Rinaldi, difeso dagli avvocati Raffaele Chiummariello e Salvatore Impradice, è attualmente detenuto al 41bis per duplice omicidio.

Nell'udienza di oggi è stato chiesto di rinnovare il dibattimento per ascoltare due collaboratori di giustizia.

Il processo di primo grado

La coppia, insieme con la madre del piccolo - una donna di etnia rom - sono stati già condannati, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato, per il reato di alterazione di stato, ovvero di aver modificato i documenti di nascita del bambino.
Rinaldi invece venne assolto e l'aggravante camorristica non fu riconosciuta dal Gup, questo nonostante l'Antimafia ritenesse che il coinvolgimento nella vicenda fosse in realtà utile al capoclan per accrescere il proprio consenso tra gli affiliati.

La Procura si basò su dichiarazioni di collaboratori di giustizia per portare a processo Rinaldi, la coppia e la madre naturale. Per il boss fu chiesta una condanna a 12 anni. Assolto, si è visto la decisione impugnata dalla Procura, ricorsa in appello.

Chi è Ciro Rinaldi

Soprannominato "My Way", il 57enne Ciro Rinaldi venne catturato nel febbraio del 2019, quand'era scomparso da quattro mesi. Aveva fatto perdere le proprie tracce poco prima che la Cassazione si pronunciasse sul ricorso contro la sua scarcerazione. Si nascondeva in un'abitazione a San Pietro a Patierno, a casa di parenti. Era ritenuto il capo del clan omonimo nel rione Villa, storicamente in forte contrasto con i Mazzarella.

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