Premio Mandela, riconoscimenti a padre Zanotelli e a Toni Servillo

Istituito dall'ordine degli avvocati partenopei, il premio è stato consegnato in una sala diversa da quanto precedentemente stabilito. Decisione della procura. Tra le polemiche

Padre Alex Zanotelli

Padre Alex Zanotelli e Toni Servillo insieme, oggi, per ritirare il premio Mandela loro attribuito. Un riconoscimento la cui consegna ha peraltro anche avuto uno strascico polemico.

“Accetto questo premio come forma di impegno degli avvocati napoletani nelle lotte per l'equità sociale a Napoli”, spiega padre Alex Zanotelli. Istituito proprio dall'ordine degli avvocati di Napoli. È andato anche al protagonista de "La Grande Bellezza", film di Sorrentino vincitore dell'Oscar.

“Io di solito non accetto premi”, ha esordito padre Zanotelli, che ha poi ricordato il percorso che lo portò in Kenya, in una baraccopoli, e poi a Napoli, “come città simbolo del Sud che paga lo scotto del cosiddetto sviluppo del nord”. “Lottiamo da anni con il Comune per ottenere un pezzetto dell'albergo dei poveri – ha proseguito il comboniano – dove i senzatetto possano vedere un medico, mettere le proprie cose, lavarsi”.

Servillo lo ha ascoltato con attenzione, per poi commentare: “Questa giornata ci ha offerto l'occasione perché ognuno di noi guardi nella propria coscienza. Mi sento molto depresso per quello che ho sentito da padre Zanotelli, perché nelle sue parole ho sentito il pessimismo di tante battaglie perse; e se è pessimista lui, sono preoccupato”.

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Intanto la procura aveva negato l'autorizzazione perché il premio venisse consegnato nel palazzo di giustizia, da lì il trasferimento nelle piccole sale dell'ordine degli avvocati. Un gesto che Zanotelli ha inteso come diretto a lui: "Non mi sorprende, perché il mio ruolo di missionario è di dire le cose in faccia alle classi dirigenti”.

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